Il presidio
Cento cavatori in Comune «Il nostro lavoro a rischio»
I dipendenti delle sei aziende interessate a Palazzo civico con i sindacalisti L’amministrazione: si valuterà cava per cava, in caso di bocciatura nuovi progetti
«Abbiamo dato il cuore per le cave; dobbiamo decidere noi, non da Firenze. Ci sono 100 posti di lavoro per cui abbiamo paura»; e ancora: «andiamo in Regione, ma il sindaco guidi il gruppo». Alla vigilia della Conferenza dei servizi con al centro il monte Bettogli quasi cento dipendenti delle aziende interessate (Aldo Vanelli, Ferdinando Vanelli, Poggio Silvestre, Sam, Gemignani&Vanelli, Fb Cave e Bettogli Marmi) si sono ritrovati nella sala di rappresentanza ieri per chiedere risposte sul fronte occupazionale.
L'incontro
Un faccia a faccia – tra amministrazione (con il sindaco Francesco De Pasquale, il vice Matteo Martinelli e l'assessore Alessandro Trivelli) e dipendenti, a cui hanno partecipato anche i sindacati – durato un paio di ore. La domanda, in estrema sintesi, che è arrivata è una e chiarissima: il futuro occupazionale nel lapideo alla luce della conferenza dei servizi di domani. Tra gli interventi c'è quello del segretario provinciale Cgil Paolo Gozzani. «Stamani ho incontrato una mamma, con una bimba che mi ha chiesto “il mio babbo mi ha detto che rischia di perdere il lavoro”. Qui non possiamo permetterci nemmeno di perdere un posto di lavoro».
«Abbiamo fatti passi da giganti alle cave; sono il primo a pulire i sentieri del Cai. I giovani che futuro avranno? Chiudiamo le cave? E poi, si può puntare solo sul turismo?», aggiunge un altro cavatore fra quelli che hanno affollato la sala di rappresentanza,
La nota del Comune
Da Palazzo civico nel frattempo ribadiscono che l'amministrazione «non vuole la chiusura delle cave anzi sta facendo di tutto per tenerle aperte». Poi spazio ai chiarimenti, a cominciare «dal sopralluogo in cava da parte dei componenti della commissione regionale del paesaggio che sarà chiamata a giudicare, nei prossimi giorni, il progetto coordinato per le cave di quel monte».
«I tecnici – si legge dalla nota – hanno riferito che un nutrito gruppo di cavatori, alla presenza di alcuni imprenditori, avrebbe fatto pressioni, ponendo domande in merito ai metodi di valutazione e seguendoli nel corso del sopralluogo».
Un comportamento che condannano dal Comune anche se la versione è stata smentita più volte dai cavatori. «L’amministrazione con il supporto preziosissimo degli uffici ha fatto di tutto per costruire un percorso che garantisse la prosecuzione di tutte le attività e il mantenimento dei livelli occupazionali, nel rispetto della legge, dell’ambiente e del paesaggio. L’amministrazione non ha paura di dirlo, i margini tecnici per conseguire questo risultato ci sono sempre stati. Per questo a più riprese è stato chiesto alle aziende interessate di mettere a punto progetti “sostenibili” che conciliassero le esigenze delle imprese e il rispetto delle norme. Non tutti purtroppo hanno ascoltato questa viva esortazione, gli organi competenti valuteranno diversi progetti per diverse cave e l’esito potrebbe non essere lo stesso per tutti. Anche nel malaugurato caso in cui ci fossero una o più “bocciature” queste non implicherebbero il fermo dell’attività direttamente interessata, né di quelle limitrofe e tanto meno comprometterebbero il futuro di quel sito estrattivo. Semplicemente gli imprenditori dovrebbero fare quello che l’amministrazione ha chiesto loro di fare nei mesi scorsi, ovvero presentare un nuovo progetto, questa volta sostenibile. Questo garantirà comunque loro la possibilità di lavorare per anni», precisano da piazza Due Giugno.
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