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A Massa il Natale non basta, decine di negozi si arrendono
Lungo il centrale viale Chiesa una fila di vetrine spente. E Pieretti annuncia: i cinesi apriranno in piazza Aranci
MASSA. La boccata d’ossigeno dello shopping natalizio non basta. Non più. Il settore commerciale è in ginocchio e la corsa al pacchetto sotto l’albero non basta per rimetterlo in piedi. Così, proprio nei giorni in cui la città te la immagini vestita a festa, Massa lancia segnali di crisi: basta parcheggiare poco fuori dal centro, su viale Roma o viale Stazione e passeggiare lungo viale Chiesa, per avere la conferma che quei segnali ci sono e sono inequivocabili. Attività che chiudono i battenti o che, da un fondo più ampio, si trasferiscono in uno più piccolo, una miriade di cartelli “Vendesi” o “Affittasi” e tantissime saracinesche abbassate. Anche, nonostante un paio di temporary shop natalizi, nel cuore del centro storico. In quel centro storico in cui ad investire sono pronti - parola di Confcommercio - imprenditori cinesi. Sono loro - spiega il presidente dell’associazione - ad aver puntato gli occhi sui un grande fondo in piazza Aranci.
quelli che chiudono
In zona Oviesse la vita è dura - da anni - per i commercianti, e i fondi chiusi non si contano più. Di fronte al condominio che ospita la catena, da qualche tempo ha chiuso i battenti il negozio di abbigliamento Barbara Bono. A fare compagnia a quelle vetrine tappezzate di carta, ci sono altri due fondi sfitti. Superstite il parrucchiere cinese. Risalendo via Chiesa, lato Carrara, capisci subito che i massesi di soldi nei negozi ne spendono pochi e chi quei negozi li possiede - o gestisce - si arrende: lo storico “Matelli”, accanto al bombolonaio, non c’è più, non c’è più neppure Idexè, poco dopo la chiesa della Misericordia. Il fondo che ha ospitato Charget (ora in piazza Liberazione) è sfitto. Stessa sorte per i locali che hanno accolto il bazar cinese. Il negozio di biancheria intima Venere chiude: lo conferma il cartello di cessazione attività. Ormai alle porte del centro, Tredici Zero Quaranta ha lasciato il fondo vicino alla gioielleria per trasferirsi in Largo Matteotti e quel fondo - ampio e centrale - è sfitto.
E chi scegliesse di percorrere l’altro lato di viale Chiesa, non si troverebbe di fronte ad uno scenario più edificante. A fare da apripista ad una serie di attività chiuse è l’edicola in piazza Garibaldi: saracinesca abbassata e cartello “Vendesi”. Vetrine spente anche nel fondo che ha ospitato il negozio di intimo, a marchio Benetton. C’è ancora, invece, - ma per poco - il punto vendita Original Marines, in piena svendita per cessazione attività. Lo scenario più desolante è nelle gallerie: alla Buonarroti sono sfitti 4 fondi, salgono a 7 nella galleria Sanzio.
le liquidazioni
Negozi che chiudono, attività che si trasferiscono o rinnovano consentendo di fare affari. Lungo via Chiesa, liquidazione totale da Tullio (che rinnova i locali) e da Evangelisti (che chiude e si trasferisce).
«cinesi in piazza aranci»
Un quadro desolante. Quadro dettato - secondo Giuseppe Pieretti, presidente provinciale di Confcommercio, dal caro affitti: «Certo l’e-commerce - premette - fa sentire i suoi effetti, ma il 95% delle chiusure è imputabile ai prezzi dei canoni di locazione. Ma se chiudono i negozi, è l’appeal dell’intera città a diminuire. Credo che l’amministrazione potrebbe dare un contributo, magari ridicendo le infinite tasse ad un’unica - e più contenuta - tassa municipale. Negli ultimi mesi hanno chiuso tantissime attività e altre sette o otto chiuderanno a breve. È noto ormai - aggiunge Pieretti - che chiuderà la filiale di banca in piazza Aranci (angolo via Dante). E lì si dice siano pronti ad aprire un punto vendita imprenditori cinesi». —
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