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Legambiente: «La sicurezza una scusa per distruggere cava Combratta»
Duro comunicato contro il Comune e l’Azienda sanitaria: «Il progetto è una farsa, si continua a scavare spacciandolo per altro»
CARRARA. Legambiente torna ad accendere i riflettori su cava Fossa Combratta, in quella che è anche la settimane decisiva per un’altra cava,
Legambiente, nel presentare le osservazioni alla cava Fossa Combratta, depreca il fatto che il progetto non sia stato immediatamente respinto, «trattandosi palesemente di un clamoroso tentativo di eludere i vincoli del Pit-Piano paesaggistico», argomentano dall’associazione ambientalista.
Legambiente ricostruisce i vari passaggi. «La ditta, infatti, di fronte al volume massimo estraibile di 1.370 m3 (consentito dal Pit in attesa dell’approvazione dei piani attuativi di bacino estrattivo), ha approfittato di un provvedimento dell’Ausl (per la presenza di una massa rocciosa instabile) per presentare il progetto di una vera cava da 58.000 m3, spacciandolo come messa in sicurezza. Così, col pretesto della messa in sicurezza, non solo si aggirerebbero i vicoli del Pit, ma si estrarrebbero tanti blocchi quanti, al ritmo precedente, avrebbero richiesto un intero secolo. Legambiente si chiede come l’Ausl (ingegneria mineraria) e il Comune (Settore marmo) abbiano potuto sostenere un tale progetto. Eppure, di fronte alle resistenze del Parco (che ha già ritenuto il progetto ambientalmente inammissibile) e di altri enti, i due uffici hanno insistito proponendo, a loro dire, di ridimensionare l’impatto ambientale del progetto, cercando così di farlo accettare dalla conferenza dei servizi. Peccato che la proposta preveda l’apertura della cava (per 26.600 m3) lasciando però in posto l’ammasso instabile».
Critico il giudizio su questo secondo progetto. «Legambiente considera la proposta una farsa e un’aggravante: non s’era mai visto, infatti, un progetto motivato da esigenze di sicurezza che, di fatto, si limitasse a garantire l’escavazione senza provvedere alla messa in sicurezza. Oltre a questi aspetti sconcertanti, Legambiente si chiede come mai la documentazione sia priva proprio della relazione geologico-geotecnica che ha studiato la stabilità dell’ammasso roccioso individuando come rimuoverlo o stabilizzarlo. Forse perché la rimozione dell’ammasso era troppo semplice e non forniva appigli a tentare il colpo grosso, spacciando la richiesta della mega-cava come una grandiosa opera di messa in sicurezza».
Legambiente contesta poi la Relazione paesaggistica: «limitando l’attenzione alla ristretta area di cava, senza considerare il contesto boschivo in cui è inserita, non risponde ai requisiti fondamentali di una relazione paesaggistica: si chiede dunque come possa essere stata appr-vata dalla commissione comunale. Le dichiarazioni della ditta sono inaffidabili laddove prevede di allontanare tutto il detrito prodotto «allo stesso modo di quello prodotto in passato»: una rassicurazione preoccupante visto che, da quando è stata installata la pesa comunale a oggi, la cava ha portato a valle solo blocchi: nemmeno un grammo di detriti ». —
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