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Padre-padrone condannato per lesioni alla figlia
Durante una discussione le ha storto un polso: prognosi di 21 giorni. Altri due procedimenti per violenza sulla moglie
massa. Una storia familiare turbolenta, intricata, dove nella dura vicenda tra moglie e marito a pagare le conseguenze più dure sono le figlie. Così in tribunale è stato condannato a un mese di carcere un uomo, imprenditore della zona, per lesioni aggravate su una delle figlie.
È un mare in tempesta la storia di quella famiglia. La moglie, con la quale è in corso una procedura di separazione, lo ha denunciato dopo aver raccontato di aver sopportato per anni. Anni fatti di vessazioni, di un padre padrone incapace di rispettare lei e le figlie.
E così, l’incontrastato vertice della famiglia, si è trovato coinvolto in ben tre procedimenti. Un primo, con la moglie e madre delle due figlie, per maltrattamenti e violenza. Un secondo, sempre incardinato dopo la denuncia della donna, per minacce. E un terzo che invece riguarda la figlia maggiore, difesa dall’avvocata Alessandra Margara. Stavolta per lesioni aggravate.
Se le storie processuali sono tre, tutto però è parte della fitta trama di difficoltà familiari e oppressioni raccontata dalla moglie nel corso dell’ultimo procedimento, quello poi dove l’uomo alla fine è stato condannato.
Le liti in casa erano all’ordine del giorno, con questioni banali che diventavano motivo di litigio, minacce continue alla donna, fino a episodi di violenza che lei ha più volte denunciato.
E nel caso del processo per le lesioni alla figlie proprio da una di queste sfuriate casalinghe, a quanto pare troppo comuni, si è arrivati al fatto.
Così durante un confronto dai toni asprissimi, il padre ha strattonato con violenza la più grande delle sue figlie, appena maggiorenne, stringendola al polso fino a farglielo girare. Un dolore intenso e poi la visita al pronto soccorso.
Lì i medici hanno scritto nel referto, portato tra le prove in tribunale, che per guarire dalle lesioni riportate sarebbe occorse una prognosi di 21 giorni. E proprio per questo l’uomo non è stato condannato per le semplici lesioni, ma per lesioni aggravate.
In aula, nel corso del procedimento, sono stati sentiti anche gli psicologi che seguono la figlia minorenne. Secondo loro, a causa degli atteggiamenti prevaricatori e violenti del padre, la piccola avrebbe sviluppato un piccolo deficit cognitivo. La condanna in questo processo rischia di mettere l’uomo, finora incensurato, in un’altra situazione negli altri due procedimenti aperti con la moglie. —
L.R.D.
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