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L’opificio dismesso diventa casa dell’arte e degli artisti
L’idea promossa da tre italiani trapiantati a Londra e innamorati di Carrara Sally Guelfi, figlia del ristoratore mecenate Mario: «Un luogo speciale»
CARRARA. Da Londra al cuore delle cave, per un progetto innovativo di recupero di uno storico opificio: una ristrutturazione che punta a mettere a disposizione di artisti una struttura in cui lavorare, esporre, esprimersi al meglio in un ambiente unico, con le cave di fronte, la città poco distante. Siamo alle Canalie, quella che era una segheria a otto telai della Montecatini adesso è un edificio dismesso. Fu acquistato alcuni anni fa dal ristoratore e mecenate Mario Guelfi il cui obiettivo in un primo momento era di realizzare un scuola di internazionale basata su prodotti del territorio. Successivamente rivisitò il progetto questa volta per destinarlo ad una fonderia con atelier per artisti, ma come spesso accade per entrambi i progetti ci furono una serie di ostacoli.
Adesso, è la figlia Sally Guelfi, manager del settore espositivo che vive a Londra, e insieme ad una squadra di italiani trapiantati nella capitale inglese ma innamorati del nostro Paese e in particolare di Carrara hanno pensato di recuperare lo spazio, destinandolo all’arte nelle sue molteplici forme, con un occhio puntato alla sperimentazione. In una location per la quale esiste già un’idea di ristrutturazione eco-compatibile, che ben si sposa con l’ambiente esterno.
E così, ecco che una delle più antiche segherie di Carrara potrebbe presto riprendere vita, attraverso produzione ed esposizione d’arte, collaborazioni nazionali ma soprattutto internazionali ma anche ospitare eventi culturali di vario genere. La struttura è di circa 400 metri quadri. Spiega Sally Guelfi: «Da sempre le cave di Carrara hanno un incredibile potere evocativo; primordiale e materico, ma anche socio economico e dunque politico. E’ difficile passare in questi luoghi e non rimanerne profondamente toccati, ed è proprio partendo da questa semplice (e potentissima) verità, che siamo entusiasti all’idea di poter concedere ad artisti spazio e tempo per poter sperimentare e produrre in un luogo così speciale. Lasciandosi trasportare dalle loro suggestioni e celebrarle attraverso la ricerca artistica». E aggiunge: «Uno dei nostri obiettivi è quello di riuscire a formalizzare delle collaborazioni e partnership su scala locale, nazionale e internazionale, con enti e organizzazioni la cui visione somiglia alla nostra. Stiamo inoltre mettendo insieme un modello di sponsorizzazione che speriamo di completare entro i prossimi mesi. Grazie all’aiuto di un architetto locale, Francesco Battistini stiamo al momento progettando la ristrutturazione e speriamo di iniziare i lavori il prossimo marzo».
«Questo progetto, in cui crediamo fortemente, per noi rappresenta inoltre la possibilità di fortificare il nostro rapporto con l’Italia, nostro amato paese d’origine, che tutti e tre abbiamo lasciato da vari anni. Tutti e tre infatti viviamo a Londra (dove ci siamo conosciuti) da quasi dieci anni, dove siamo approdati per realizzare i nostri sogni professionali: io (che nell’arte ci sono cresciuta e mi sento a casa) ho recentemente lavorato su diversi progetti legati all'arte e alle nuove tecnologie e al momento sto seguendo la parte organizzativa di una nuova fiera di arte che si terrà alla Saatchi Gallery il prossimo maggio (questo è il sito provissorio https://www.drawartfair.com/ quello ufficiale con la lista degli eventi e delle gallerie sarà operativo da febbraio)».
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