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Minaccia i carabinieri «Se mi togli il cane dieci colpi sono per te»
aulla. Si è messo davanti all’auto, in piena notte, minaccioso. Da lì non si passa. Non un mezzo qualsiasi, ma una pattuglia dei carabinieri in servizio. Ce l’ha con loro: «Qui comando io! Se mi togli il cane dieci colpi sono per te», urla rivolto ai due militari battendo i pugni sull’auto. Una minaccia vera e propria. E in aula, qualche giorno dopo, è arrivata la condanna per El Mehdi Mahrach.
Quel cane è il suo pitbull, che proprio i carabinieri avevano segnalato al sindaco come pericoloso qualche tempo prima. Secondo la segnalazione dei carabinieri, infatti, lui quel cane lo lascia libero quando può, non se ne prende cura adeguatamente. E il cane ha sviluppato un atteggiamento aggressivo, rischia di essere un pericolo per gli altri in mano sua. Così gli si danno dei giorni per adeguarsi o altrimenti l’animale gli verrà tolto per essere affidato.
E lui non prende bene la cosa. Si lamenta in giro e alla fine finisce per incrociare di notte due dei militari in servizio. Appena vede l’auto senza pensarci troppo gli si para davanti, impone lo stop e comunica ai due carabinieri, volenti o nolenti, la sua visione delle cose.
Prima la minaccia dei “colpi”, poi in maniera brusca si lancia verso lo sportello lato guida e comincia a prendersela con il carabiniere seduto lì. «Io mi faccio uno, due, cinque anni di carcere, ma lui me lo porto».
E che non intenda il cane, ma il carabiniere, ai due risulta chiaro dal gesto. Nel pronunciare la frase infatti l’uomo si porta la mano alla gola, serra il pugno e con il solo pollice alzato mima il segno dello sgozzamento. Difficile essere più chiari di così.
E infatti i due uomini in divisa lo prendono sul serio. Molto sul serio, e lo portano in caserma per una denuncia. Che alla fine si trasformerà in un processo.
L’uomo, che viene dal Marocco, è una vecchia conoscenza dei carabinieri, già fermato in altre circostanze e ha già avuto problemi con l’arma. Questa volta però finirà a processo di fronte alla giudice Valentina Prudente.
Per lui il capo d’imputazione è il 336, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. Secondo il pm Sillicani insomma avrebbe impedito ai due militari l’espletamento delle loro mansioni. Non insomma minacce generiche.
Il pm in aula ha chiesto una condanna a 1 anno e alla fine è arrivata la condanna a 3 mesi e dieci giorni, con pena sospesa. —
Libero Red Dolce
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