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Passaggio di quote, Boggi a processo per truffa
Secondo l’accusa non avrebbe pagato chi gli ha ceduto il 12% di una cava. La difesa: mancavano i blocchi in magazzino
carrara. Secondo l’accusa Lucio Boggi, ex consigliere comunale per il Pd, ha acquisito il 12,5% delle quote di una cava di portoro e la gestione di quella stessa cava, ma non ha saldato chi gliele ha vendute.
E proprio il venditore, ritenendo di vantare un credito, ha sporto denuncia. A quella denuncia ha fatto seguito l’apertura di un fascicolo, quindi il processo in cui Boggi è chiamato a difendersi dall’accusa di truffa.
Ieri, in aula, di fronte al giudice monocratico Fulvio Biasotti, l’imputato, difeso dall’avvocato Giampaolo Carabelli, ha offerto la sua ricostruzione dei fatti e ha spiegato che, contestualmente all’atto di compravendita delle quote della cava, lui ha disposto il bonifico. Il giorno dopo l’atto - ha spiegato - il venditore avrebbe dovuto accompagnarlo in cava, mostrargli macchinari e magazzino con tanto di blocchi pregiati all’interno, invece - è la tesi della difesa - il venditore non si sarebbe visto e Boggi avrebbe scoperto che all’interno del magazzino in cui, prima della compravendita, gli era stato mostrato marmo di elevato valore, i blocchi non c’erano più. Solo a quel punto - è la sua ricostruzione - avrebbe valutato di stoppare il bonifico in corso. Boggi si è anche detto pronto a versare la cifra che gli viene contestata (qualche decina di migliaia di euro) da chi gli ha venduto le quote a condizione però che la cava - incluso il materiale nel magazzino - torni nelle esatte condizioni in cui lui l’aveva vista prima della vendita.
In udienza è stato ascoltato anche il primo teste delle difesa, il precedente presidente del consiglio di amministrazione della società che deteneva la cava. La prossima udienza, di fronte al giudice Biasotti, è fissata per il 13 aprile del 2019. —
Chiara Sillicani
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