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«Basta con le idee fantasiose, occorre una programmazione»
Barattini (Pmi) incalza il territorio su occupazione, bonifiche, porto e marmo «Non c’è mai stata una inversione di tendenza, nessun progetto industriale»
carrara. «Dopo la deindustrializzazione non c’è stata mai una reale inversione di tendenza».
Inizia così Gino Barattini, referente territoriale Pmi Carrara per Confindustria Livorno Massa- Carrara, il suo intervento a 360 gradi sulla crisi apuana.
«M i sento in dovere, anche a sostegno di quanto recentemente già affermato dal Presidente della delegazione di Carrara, Erich Lucchetti, ed in risposta agli articoli che si sono succeduti in questi ultimi giorni sulle tematiche di politica economica ed ambientale del nostro territorio, di precisare che dopo la grande crisi occupazionale ed economica che ha colpito Massa Carrara ho atteso con trepidazione notizie che indicassero l’inizio di una reale inversione di tendenza; ho seguito tutti i progetti che venivano sponsorizzati, compresi quelli basati sul turismo, nella speranza che causassero anche solo timide indicazioni di ripresa e quindi di uscita dalla crisi che attanaglia il nostro territorio.
Devo purtroppo constatare che, in assenza di progetti industriali per il recupero effettivo del territorio e per il rilancio occupazionale e produttivo, sono fiorite idee senza basi nella realtà frutto di grande fantasia, talora molto fervida, idee partorite da chi in giovinezza non si è mai imbattuto in problemi, specie economici, reali.
A tutti gli inventori dell'impossibile e a quelli che vogliono trasformare la Provincia di Massa Carrara nell’area da sogno, con i tre elementi chiavi, il sole, il mare e i monti, molto importanti per il benessere dell’anima, chiedo una riflessione anche su quei bisogni primari che significano sopravvivenza per centinaia di famiglie, fornendo risposte vere e non sogni sui seguenti temi».
Barattini si chiede «cosa accadrà dopo la deindustrializzazione della zona industriale con il mancato disinquinamento della stessa, con l’impossibilità di realizzare parchi, hotel, centri ricreativi e dopo che i reiterati tentativi di limitare l’estrazione del marmo, con conseguente ricaduta in termini occupazionali nel settore, avranno successo?»
E ancora: «Cosa accadrà dopo che la drastica limitazione delle attività portuali e della movimentazione e circolazione di merci avrà prodotto conseguenze negative di portata imprevedibile anche sull’importante centro di lavorazione e produzione Bh Ge-Nuovo Pignone di Avenza, dopo che proprio in questi giorni è stato rinnovato accordo tra i vertici dell’Azienda e la Regione Toscana per proseguire il progetto su Piombino?
Quali misure saranno adottate per compensare il tracollo anche occupazionale derivante dalla riduzione di attività aziendali che operano nell’indotto delle realtà societarie operanti nella filiera del marmo?
Un volta ottenute le risposte a questi quesiti si potrà progettare un radioso futuro economico e sociale. Ma fino a oggi queste risposte non sono arrivate o non sono conosciute: ho sentito solo dire cosa si vorrebbe o si potrebbe fare sul territorio in alternativa o contrapposizione all’esistente, spacciando idee fantasiose per programmazione quando programmazione significherebbe chiarire in modo esaustivo quali attività e progetti siano stati ideati, quanti posti di lavoro creeranno e quali saranno le tempistiche stimate e la ricchezza pro-capite che potenzialmente produrrebbero». Secondo Barattini oggi non ci sono neanche gli strumenti per valutare la nuova programmazione e ridisegnare una realtà compromessa —
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