Il Tirreno

processo stidda 

Accusato di estorsione e mafia «Erano soldi dovuti per lavoro»

L.R.D.
Accusato di estorsione e mafia «Erano soldi dovuti per lavoro»

Inizia il processo contro l’operaio che lavorava in subappalto alla Nuovo Pignone Il proprietario della ditta lo accusa di avergli chiesto 11mila euro dietro minaccia 

2 MINUTI DI LETTURA





massa. Parte in aula il processo a Bernardo Monachella, l’operaio di 42 anni siciliano, accusato dal suo datore di lavoro di estorsione aggravato dal metodo mafioso e di essere un membro della Stidda, organizzazione mafiosa dell’isola.

Secondo il pm Federico Manotti, della Dda di Genova, che ha coordinato la squadra mobile apuane, Monachella, difeso dal legale siciliano Rocco Guarnaccia, avrebbe chiesto 11mila euro a Cristoforo Palmieri, imprenditore di 47 anni titolare della Soces, ditta con dei lavori in subappalto al Nuovo Pignone.

Il gup aveva deciso il rinvio a giudizio e ieri, di fronte alla corte presieduta dal giudice Ermanno De Mattia, con a latere la giudice Valentina Prudente e la giudice Elisabetta Congiusta, ha parlato uno degli ispettori di polizia che hanno seguito le indagini sul territorio apuano.

Monachella, secondo l’accusa, avrebbe chiesto e ottenuto - nell’arco di un anno - undicimila euro al suo datore di lavoro, anche lui originario della Sicilia, dietro minaccia di ritorsioni da parte della Stidda, l’associazione mafiosa conosciuta soprattutto nell’entroterra siciliano. Era stato Palmieri ad assumerlo: Monachella, secondo quanto ha raccontato la vittima agli inquirenti, non faceva assolutamente nulla. E quando il datore di lavoro si era lamentato minacciando di licenziarlo erano scattate le ritorsioni.

L’ispettore ha confermato l’esistenza di una serie di tabulati di ingresso al Pignone, dove il nome di Monachella compare piuttosto di rado. Precisando però, incalzato dall’avvocato della difesa Guarnaccia, che quei verbali erano piuttosto manchevoli. «Erano scritti a mano, spesso tante persone non venivano segnate in ingresso e in uscita».

Guarnaccia ha poi messo a verbale alcuni documenti riguardo l’assunzione di Monachella nella Soces, i soldi che gli spettavano e quelli effettivamente ricevuti sul conto corrente. La tesi difensiva è piuttosto chiara: la denuncia di Palmieri, come risulta dai documenti, è successiva di pochi giorni a una vertenza di lavoro per il mancato pagamento di alcuni straordinari, pervenuta al datore da un avvocato di Monachella. I soldi contestati insomma sarebbero dovuti da Palmieri e Monachella per prestazioni aggiuntive mai retribuite.

L’avvocato ha poi chiesto all’investigatore se fossero state fatte delle indagini su precedenti eventuali frizioni tra Monachella e Palmieri. «No, i due non risiedevano qui, abbiamo acquisito la gran parte dei documenti dai carabinieri di Gela».

Riguardo ai precedenti di Monachella Guarnaccia ha spiegato che «sono risalenti nel tempo, l’ultimo al 1999, e dopo l’ordinanza perché sospettato di appartenere all’organizzazione mafiosa è stato assolto. Non c’è alcun legame con la vicenda in esame».

La prossima udienza è stata fissata per il prossimo 6 marzo, quando verranno ascoltati i testi del pm e due testi della difesa. —

L.R.D.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web