Meteo
Serata amarcord per i “ragazzi” che aprirono la Bario Solvay
Oltre mezzo secolo fa l’industria chimica si insediò a Massa. I primi operai che vi lavorarono si sono ritrovati per ricordare quel periodo
MASSA. Sono le serate più belle, quelle delle rimpatriate fra colleghi di lavoro o ex compagni di scuola, e così lo è stata anche quella che ha visto ritrovarsi davanti ad una tavola imbandita i “ragazzi che hanno lavorato alla Bario Solvay di Massa, una delle più importanti e radicate industrie del territorio apuano. Dopo oltre mezzo secolo.
È stato un amarcord speciale, visto che proprio da queste persone, e naturalmente anche da molte altre, è nata a Massa la Bario e Derivati successivamente diventata Bario Solvay.
Quasi tutti questi “ragazzi” infatti facevano parte del gruppo che ha iniziato a lavorare nello storico stabilimento massese nei primi anni sessanta, quando la Bario decise di trasferirsi a Massa da San Giovanni Lupatoto di Verona. Una scelta dettata da diverse motivazioni: doveva espandersi e non lo poteva fare più nella cittadina veneta. Inoltre, i movimenti di arrivo materia prime e vendita dei suoi prodotti necessitava di una infrastruttura adeguata, come un porto o ingresso autostradale vicino. Dunque, lo stabilimento si trasferì a Massa e con la società anche molti dipendenti e la maggior parte qui mise le radici ed ora ci sono già generazioni completamente apuane. Alla cena c’erano pionieri arrivati da San Giovanni Lupatoto che hanno fatto corpo unico con i locali, dalla lucchesia allo spezzino. Nella bella serata sono stati rievocati momenti belli e meno belli della vita in fabbrica. Affioravano ricordi di eventi storici per i lavoratori, ma anche per la città: dalla nascita della grande fabbrica con i dipendenti tutti ventenni (circa 500 gli assunti), e naturalmente questo periodo ha attraversato tutto i ciclo della vita fino a farli diventare tutti o quasi nonni. Poi in certi momenti i ricordi sono passati attraverso quelli che non ci sono più ma anche questo è stato assorbito con la saggezza tipica di chi ha i capelli bianchi, di chi sa di non aver vissuto invano, di aver lasciato una traccia del suo passaggio. — A.A.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
