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Assalto al Baraonda, in quattro a processo per la rissa del 2013
Il testimone: «Ci tiravano bottiglie di vetro, una mi ha quasi colpito in faccia» La porta d’ingresso sfondata con il coperchio in cemento di un tombino
massa. Come in un assaltoalla fortezza, prima hanno provato a sfondare la porta del Baraonda con un copri tombino di cemento, poi usando una panchina come un ariete per sfondare la porta. Ed è così che quattro persone si trovano a processo per una rissa del 2013 cominciata perché uno del gruppo era stato sbattuto fuori dal locale dopo aver aggredito un venditore di rose.
In aula ieri, all’apertura del dibattimento, ha testimoniato uno degli agenti chiamati a intervenire quella notte e uno degli addetti alla sicurezza. «La chiamata alle volanti arrivò alle 3.45 – spiega l’agente al giudice Elisabetta Congiusta – ma quando arrivammo non c’era più nulla, la situazione si era calmata. Abbiamo fatto delle foto: c’era un tombino che aveva distrutto la porta a vetri, una panchina divelta poco lontana e molta confusione. Delle persone che parteciparono alla rissa ne rimaneva soltanto una».
Si tratta di Silvano Fialdini, che secondo le accuse della procura avrebbe utilizzato il tombino come un frisbee. «Ci avvicinò il responsabile della sicurezza per spiegarci che i danni li aveva in parte causati lui», spiega ancora l’agente. «L’uomo ci disse che aveva perso il giubbotto, che qualcuno glielo aveva rubato».
A testimoniare poi è uno degli addetti alla sicurezza, Riccardo Sanna, difeso dall’avvocata Cinzia Barbetti. Ed è lui a spiegare come sarebbe nato l’incidente che poi portò alla rissa. «Una delle persone aveva colpito un venditore di rose che era entrato nel locale, erano clienti abituali. Lo abbiamo messo fuori dal locale, anche lì comunque c’era parecchia gente. Si sono avvicinati amici per farlo rientrare ma noi abbiamo deciso di tenerlo fuori».
A quel punto, secondo il racconto di Sanna, le cose sono degenerate. «Hanno cominciato a tirarci bottiglie di vetro, non a caso ma per colpire. Una ricordo bene che l’ho parata con il braccio, mi ha spaccato l’orologio. Altrimenti mi avrebbe preso in faccia».
Dopo questo primo parapiglia i responsabili della sicurezza si sono ritirati dentro al locale, barricandosi dentro. Ma l’assalto è proseguito. «Silvano Fialdini ha detto agli altri di scansarsi e ha tirato sulla porta a vetri il coperchio del tombino in cemento. Ad altezza uomo. I vetri sono andati in frantumi e uno degli avventori del locale con le schegge si è procurato un brutto taglio al braccio».
Gli altri imputati invece li colloca altrove. «C’erano tante persone, almeno sette o otto che hanno divelto una panchina e l’hanno usata come ariete, dando colpi sulla porta. Appena hanno sentito le sirene sono scappati. C’era Riccardo Fialdini, nipote di Silvano, Dante Antonioli e Alessandro Lupetti».
A questi ultimi tre la procura contesta le lesioni personali. Ai due Fialdini e a Lupetti viene contestato anche il danneggiamento. —
L.R.D.
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