Il presidio
Palloncini bianchi e le note dei Pink Floyd per l’ultimo saluto al ciclista sognatore
I funerali di Andrea Manfredi, morto nel disastro aereo di Giacarta: mille persone in Duomo, istituzioni e sportivi, tante associazioni fuori dal sagrato, lutto cittadino e commozione
MASSA. «Di molte cose nella vita ci sfugge il senso. Prima fra tutte la morte. Non abbiamo spiegazioni che possano servire a consolarci. Soprattutto quando coglie una persona cara. Continuate ad avere fede e pregate». Una grande verità quella detta da don Giulio Rossi ieri pomeriggio, davanti ad oltre mille persone, durante i funerali di Andrea Manfredi, morto a 26 anni nel disastro aereo di Giacarta.
Non c’è conforto, non c’è spiegazione che mente umana possa comprendere, c’è solo «la consapevolezza della fragilità della nostra vita – ha detto il parroco – e la possibilità di pregare per chi non c’è più».
Tutta la città di Massa ha partecipato al lutto della famiglia Manfredi: le bandiere erano a mezz’asta, le saracinesche erano abbassate, le iniziative per il Natale sono state rimandate, le luminarie non sono state accese. Ieri era giorno di lutto. In chiesa il sindaco di Massa Francesco Persiani, il comandante dei vigili urbani Santo Tavella, il consigliere Stefano Alberti con la fascia blu in rappresentanza della Provincia di Massa Carrara, il deputato del Pd Cosimo Ferri.
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La bara era bianca: sopra un tappeto di gigli e rose su cui è stata appoggiata la maglietta da corsa utilizzata da Andrea, quando correva in bicicletta, da sportivo professionista. In prima fila la sorella gemella Linda, con amici e parenti. La madre e il padre di Andrea sono stati tutto il tempo seduti dietro la bara, senza mai staccare gli occhi dal figlio.
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Fuori un’intera comunità ha partecipato silenziosa ai funerali, anche se sul sagrato si potevano ascoltare una serie di brani musicali, canzoni che hanno caratterizzato la vita di Andrea, scelte come colonna sonora del suo saluto alla vita terrena. In sella a centinaia di biciclette c’erano poi gli sportivi della “Ciclistica massese”, del “Club Alpi Apuane” e dei giovanissimi “Team Stradella” vestiti di arancione, con i caschetti e le ginocchiere, piccoli ciclisti di domani. Non tutti lo conoscevano di persona, ci dicono, ma quando fai ciclismo sei “uno della famiglia”.
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Andrea, per volere dei suoi genitori, riposerà a casa, le sue ceneri staranno accanto alla famiglia, perché è stato quasi un miracolo ritrovare i suoi resti in mare, dopo un mese dall’incidente. Non aveva ancora raggiunto le 800 ore di volo, quando il Boing 737, della compagnia aerea Lion Air, è precipitato 13 minuti dopo il decollo, avvenuto dall'aeroporto della capitale indonesiana Giacarta. Era diretto a Pangkal Pinang, sull'isola di Bangka, al largo di Sumatra e si è inabissato a 40 metri di profondità nel mare trascinandosi dietro le vite di 189 persone.
Tre grandi mazzi di palloncini attendevano l’arrivo della bara di Andrea sul sagrato del Duomo: è stata la sorella Linda a tagliare i fili e farli volare in cielo, sotto un lungo applauso della folla, mentre risuonavano le parole di “Wish you were here” dei Pink Floyd —
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