Il Tirreno

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La galleria Bencreati non è del demanio vinto il ricorso al Tar

Manuela D’Angelo

Il Comune ha percepito circa 3.000 euro in più per 5 anni Il famoso artista marinello è pronto al risarcimento

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massa. E’ andato avanti per anni il contenzioso tra il Comune di Massa e lo studio d’Arte di Luciano Bencreati, noto personaggio mariello, che generazioni ricordano nella sua galleria affacciata sul mare. Qualche giorno fa è stata pubblicata la sentenza del Tar della Toscana, a cui il pittore si era rivolto, nella quale si accoglie il ricorso contro il Comune e contro il demanio, che adesso dovranno sborsare un bel po’ di denaro.

I dettagli della vicenda li spiega l’avvocato dell’artista, Andrea Lofrese che assieme al collega Carlo Lenzetti ha seguito l’iter dal 2014, anno in cui è stato chiesto il parere del Tar. Ma la storia della galleria d’Arte più famosa di Marina inizia in realtà nel 1981, quando Bencreati acquista la proprietà di un edificio situato su area demaniale. La concessione viene firmata di anno in anno: quella rilasciata nel 1995, sempre rinnovata fino al 2014, prevedeva che “alla scadenza dell’atto di concessione” gli impianti di difficile rimozione fossero acquistati dallo Stato e che “solo in caso di diniego delle concessioni” l’area dovesse essere restituita, previa demolizione delle opere”.

La concessione viene rinnovata di anno in anno, nel 1998 l’immobile di proprietà di Bencreati sembra finire in una sanatoria edilizia (ex legge 1985) e, anche se la pratica fu archiviata, lo Stato e il Comune cominciano a trattare l’edificio come una “pertinenza” del demanio, facendo pagare a Bencreati la percentuale relativa a quella voce e non a quella di “impianti di facile rimozione”. Lui se ne accorge nel 2014, quando il canone demaniale (fatto da diverse voci) schizza a 3.900 euro, di cui “3.211 per l’occupazione derivante da pertinenze demaniali marittime”. Per l’avvocato Lofrese non c’è possibilità di errore: l’opera viene considerata pertinenza quando è un immobile privato, il costo applicato è quindi fallato e chiede al Comune di rivedere le cifre con una istanza.

Il Comune rigetta l’istanza e Bencreati ricorre al Tar, per l’annullamento del diniego del Comune, che oggi gli dà ragione. Risultato: sicuramente per cinque anni (dal 2014 al 2018) il pittore ha pagato una cifra che va dai 2.700 ai 3.000 euro in più del dovuto (lo studio di avvocati sta formulando i conti precisi). Soldi che verranno richiesti al Comune come compensazione.

Nella sentenza si parla di “violazione dell’articolo 3 della legge 1990; difetto di motivazione, violazione degli articoli 97 e 98 della Costituzione; eccesso di potere e violazione del legittimo affidamento del privato”.

Per gli anni precedenti al 2014, invece, il Tar specifica che non è possibile chiedere un risarcimento, anche se gli avvocati suppongono che le difformità siano andate molto indietro nel tempo. La situazione rimarrà inalterata fino a dicembre 2020, anno della scadenze delle concessioni demaniali —

Manuela D’Angelo

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