Il Riesame ha deciso: i dipendenti indagati non possono lavorare
MASSA. Il tribunale del Riesame ha deciso: per i dipendenti della Compagnia toscana trasporti, rimasti coinvolti nell’inchiesta sui furti di gasolio e attrezzi nell’officina e del deposito, scatta la...
MASSA. Il tribunale del Riesame ha deciso: per i dipendenti della Compagnia toscana trasporti, rimasti coinvolti nell’inchiesta sui furti di gasolio e attrezzi nell’officina e del deposito, scatta la misura interdittiva.
Si tratta - per essere chiari - del divieto per quei dipendenti di accedere e permanere nei locali di via Catagnina. Il che equivale a dire che non possono lavorare. Fa eccezione soltanto Fabio Martini per cui la procura non ha appellato davanti al tribunale del Riesame valutando che la sua sia una posizione marginale.
La decisione di presentare appello di fronte al tribunale del Riesame di Genova, competente in materia di misure cautelari, è stata di Roberta Moramarco, la sostituto procuratore, titolare dell’inchiesta. La pm, infatti, aveva chiesto gli arresti domiciliari per i lavoratori coinvolti nell’inchiesta, ma Giovanni Maddaleni, giudice per le indagini preliminari aveva, invece, scelto il più “blando” obbligo di firma. Così il pubblico ministero, convinta che i motivi per una misura cautelare più “pesante” sussistessero ancora, si è rivolta al Riesame e ha chiesto almeno la interdizione per impedire ai dipendenti di andare sul luogo di lavoro. Il tribunale, sentito la pubblico ministero e le difese, si è riservato. Poi è arrivata la decisione con l’applicazione della misura dell’interdizione dal lavoro e il divieto di accedere ai locali della Ctt di via Catagniana. In quei locali, in realtà, dal giorno delle perquisizioni, le persone coinvolte nell’indagine non sono più entrate, ma non lo avevano fatto non per esplicito divieto del giudice, ma per una scelta della Ctt che ha sospeso in via precauzionale i suoi dipendenti e chiesto alle ditte esterne di non “distaccare” più chi era finito indagato. —
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