Il Tirreno

«Le sentinelle contro la violenza sulle donne siete tutti voi»

Libero Red Dolce

L’appello della pm Alessandra Conforti nell’incontro organizzato dal Cif di Carrara. «Tempi di reazione migliorati»

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massa-carrara. Passeggiate e iniziative su tutto il territorio, ma la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne lancia forte il suo messaggio istituzionale dal Polo delle Arti San Martino di Carrara in un incontro organizzato dal Cif di Carrara. Da qui la pm Alessandra Conforti lo dice chiaro e forte, l’appello più importante: «La rete di salvataggio siete tutti voi: amici, parenti, estranei, vicini di casa. Solo così, intervenendo e prestando attenzione, i risultati miglioreranno sensibilmente».

I tempi, i tempi sono tutto. Lo dicono tutti: magistrati, forze dell’ordine, operatrici, volontarie. Lo si può facilmente scoprire ascoltando una qualsiasi delle testimonianze delle donne che sono riuscite a sfuggire allo sfacelo dell’odio di un uomo.

La pm Conforti cita il caso di una denuncia di una donna arrivata il 7 novembre sulla sua scrivania e che, con velocissimi passaggi burocratici, al 24 ha avuto una risposta con l’esecuzione di una misura cautelare. «Abbiamo salvato una donna così». Ma è chiaro che le istituzioni e i volontari lavorano sulla base di stimoli, che da qualcuno devono pur arrivare.

«Fare rete è importante, quando esce dalla caserma dei carabinieri la donna dove va? Dopo la denuncia rischia di essere smarrie. Se siamo amiche, vicine, parenti facciamoci un'esame di coscienza e troviamo un senso civico. Siamo tutti chiamati a fare le sentinelle. Si denunciano spesso le piccole cose sulle quali si lavora, non il femminicidio o le violenze tremende, ma l'irreparabile arriva dopo. Ecco, non arriviamo a capire solo dopo, quando si arriva alla testimonianza in tribunale convocati da un giudice. Cogliamo i segnali, non ci trinceriamo dietro la paura di non farci gli affari nostri. Sono solo 18 anni che c'è la giornata internazionale, c'è da fare di sicuro, ma voglio vedere il bicchiere mezzo pieno», aggiunge Conforti.

Spesso si fatica a cogliere il senso delle iniziative che parlano di viole nza sulle donne. C’è una sfiducia, spesso anche motivata, sull’utilità di questo genere di iniziative. Il rischio del parlare ai convertiti. Dubbi che devono essere tenuti in considerazione, ma per capire bene come il lavoro culturale e istituzionale fatto in questi anni abbia portato dei frutti vale la pane guardare alle trasformazioni che ha prodotto nella società. E nello specifico nel ruolo delle forze dell’ordine e nella creazione dei centri antiviolenza sparsi sui territori.

Lo spiega benissimo il capitano Cristiano Marella dei carabinieri di Carrara. Sembra di sentire parlare un operatore sociale, per sensibilità e attenzione al tema. Dimenticate l’appuntato dietro la macchina da scrivere intento a battere parola per parola la denuncia. Gli operatori sono professionalizzati e addestrati a rispondere alle situazioni. «Quando si raccoglie la denuncia bisogna immedesimarsi. Ognuno di noi è geloso della propria sfera privata. È inutile fare gli stenografi, bisogna entrare in un grado di fiducia molto alto. Si deve lasciare perdere l'aspetto burocratico, non iniziare a scrivere come fosse il furto di un portafogli. Io alle donne che denunciano, come fanno anche i miei colleghi do i miei riferimenti, chiedo di essere chiamato a tutte le ore». E sottolinea l’importanza dei centri antiviolenza, veri presidi di salvezza per quelle donne che prima o dopo la denuncia fuggono dalla violenza persecutoria degli uomini. Simona Raimondi, coordinatrice del centro Antiviolenza Donna chiama Donna di Carrara, ribadisce l’importanza «dell’accoglienza. Le donne si devono sentire a casa, bisogna creare percorsi e fiducia. È un lavoro lento». Per alzare lo scudo contro la violenza bisogna che ttuti alzino un braccio. —

Libero Red Dolce

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