Il Tirreno

in mano agli usurai 

Non saldava il debito: «Ti dò cinque coltellate e ti butto giù dal balcone»

MDA
Non saldava il debito: «Ti dò cinque coltellate e ti butto giù dal balcone»

Il clan ha prodotto migliaia di  vittime: una è un cittadino  lunigianese che gli doveva  3.000 euro ma non pagava.  Da qui le minacce di morte 

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massa

Il numero delle vittime del clan massese è ancora da accertare: anziani, imprenditori con l’acqua alla gola, o cittadini in difficoltà. Nell’ampio fascicolo dell’inchiesta per estorsione e associazione di tipo mafioso, ci finisce anche un’altra storia, quella di un cittadino lunigianese, nella morsa del clan. Doveva dei soldi a Massimo Di Stefano e Carmine Romano, dilazionati in più tranches e arrivati a tassi di interesse altissimi. Ma poiché non pagava da mesi, i due avevano iniziato a spazientirsi: «Tu sai quando....sai quando ti stanchi.. Quando succede qualcosa di grave che non si può più recuperare...quando dò 5, 6 coltellate nella pancia...tanto ti stanchi tu» dice al telefono Di Stefano.

E’ il primo gennaio del 2018 e l’uomo deve al clan 3.300 euro: «quando me li dai questi soldi e come me li dai il tempo è scaduto..te l'ho detto non mi fare girare i c.. poi ti prendo a coltellate io..a me non mi interessa un c.., non scherzare con me.. ti ammazzo».

All’uomo viene anche “bloccato” un motociclo, presso l’abitazione di uno degli usurai, un modus operandi utilizzato dalle organizzazioni criminali di tipo mafioso che, per l’appunto, tramite anche sistemi detti “cavalli di ritorno”, sequestrano o asportano i veicoli alle loro vittime.

Dalle intercettazioni emerge che l’uomo abbia deciso di farsi prestare 1.000 euro da un amico per “tamponare la situazione” e che sia disposto a consegnarli al clan, ma Di Stefano non gli crede: «tu oggi, o con i soldi o senza soldi vieni qua.. ti aspetto al mio locale..se non vieni ti vengo a trovare in ufficio..se vieni qua parliamo.. ma se non vieni qua...ti vengo a trovare io..giro come una giostra...se vengo a trovarti all'ufficio non ti metto le mani a dosso.. ti prendo dal secondo piano e ti butto giù.. dal secondo piano ti butto giù.. Perché tu mi stai prendendo per il c..». A nulla servono le suppliche: «Massimo se mi lasci respirare io la sistemo sta cosa qua.. il problema è questo...se io ti dico domani, è perché mi dicono domani..non è che mi piace prendere per il c.. Fino adesso 7000 euro te li ho dati.. io ti dico che martedì o mercoledì...1000 euro ce l' hai in tasca in contanti di sicuro..perché questo non me lo tira nel c..»; «E per gli altri due come facciamo?» chiede Di Stefano. «Guardo un attimo cosa posso fare per gli altri due che mi mancano..sono nella m..fino agli occhi mi avete chiamato anche in ufficio, il mio titolare mi ha detto che succede?» Di Stefano minaccia di inviargli tale “catanese”, sostenendo:«Non ce la facciamo più noi.. noi abbiamo dato i soldi alle famiglie..ai signori di Napoli e abbiamo toccato le famiglie..quindi non scherzare domani». Alla fine, lo scambio di soldi avverrà, documentano i Carabinieri davanti ad una farmacia dell’Aurelia — MDA

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