Il Tirreno

lo stratagemma per far soldi 

False identità per veri prestiti Le finanziarie a bocca asciutta

Nella tipografia si falsificavano  carte di identità e buste paga Il funzionario Mps Terreni intestava finanziarie a ignoti  e le rate non venivano saldate

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«Riusciamo a fare un prestito, senza farlo e poi ce lo facciamo restituire...Siamo devastanti». E’ la frase simbolo di un giro di truffe e di denaro sporco, da cui il clan traeva la maggior parte dei suoi profitti. Una commedia «alla Mario Merola» come la chiamavano Massimo Di Stefano e Carmine Romano che si svolgeva, di solito, al Monte dei Paschi di Siena di piazza Aranci, con attori e comparse, finti clienti, veri clienti truffati e inconsapevoli, e un funzionario compiacente, Luca Terreni.

Il funzionario aveva il compito di intestare rapporti bancari e finanziari in capo a soggetti ignari, utilizzando documenti falsi, buste paga e fotocopie alterate di carte di identità. La documentazione veniva falsificata nella tipografia di piazza Liberazione, con la complicità di Francesca Pinarelli (indagata), una dipendente che, di nascosto alla titolare, utilizzava i macchinari e maneggiava i documenti. Ad esempio: le carte di identità venivano falsificate, con foto e indirizzi diversi dal proprietario e lo stesso accadeva con le buste paga, dove compariva il vero nome dell’intestatario ma con generalità diverse. Terreni aveva il compito di avviare le pratiche bancarie, per far ottenere a queste persone fittizie (il clan stesso e gli amici) finanziamenti anche di importi considerevoli. Una volta che la finanziaria erogava il finanziamento, il soggetto spariva e non corrispondeva mai nessuna rata; i solleciti di pagamento della banca arrivavano all’indirizzo sbagliato, nessuna notifica andava a buon fine, fino a che non veniva rintracciato quel nome e quel cognome sul documento, che ovviamente riusciva a dimostrare di non aver acceso nessun finanziamento.

Alle vittime non rimaneva che sporgere denuncia contro ignoti per “sostituzione di persona” e alla società finanziaria non rimaneva che restare a bocca asciutta.

La “commedia” proseguiva, a volte, con le comparse assetate di denaro, parenti o conoscenti degli indagati, che, imparato lo stratagemma, si presentavano in banca fornendo fotocopie alterate dei propri documenti, per poi ottenere l’erogazione del prestito e, all’atto delle richieste di pagamento delle rate, sporgere una falsa denuncia per furto d’identità. Riguardo tali fatti, per i quali sono ipotizzati i reati di truffa e associazione a delinquere, le indagini sono ancora in corso, per ricostruire il maggior numero di episodi possibile. Il modus operandi del clan però non poteva rimanere a lungo lo stesso e per questo Di Stefano, Romano e Micheli decidono ad un certo punto di truffare il funzionario complice: Luca Terreni diventa quindi la loro preda, ricattandolo facendogli credere che una lunga schiera di cittadini era pronta a sporgere denuncia contro di lui —

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