Il Tirreno

Il marito stalker la tormenta: «Lei non mangiava e non dormiva più, ha perso 15 chili»

Alessandra Vivoli
Il marito stalker la tormenta: «Lei non mangiava e non dormiva più, ha perso 15 chili»

Tre storie, tre processi dove le donne sono vittime di minacce, maltrattamenti e stalking. «Il marito le diceva: questa volta ti spacco la testa contro il muro» 

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MASSA. Donne picchiate. Prese a botte anche davanti ai figli. Donne umiliate, “messe all’angolo”. E le loro storie raccontate in tribunale, davanti agli uomini, a volte i loro stessi uomini, che restano impassibili.

Tre storie. Una dietro l’altra. Tre procedimenti, tre fascicoli sul tavolo dei pubblici ministeri e del giudice Valentina Prudente. Tre udienze che lasciano senza fiato perché sono il racconto dell’orrore, quello che vive dietro la porta di casa. Vicino a noi.

«Mi chiamarono le mie due nipoti. Era fine luglio di tre anni fa. Ricordo benissimo tutto. Ricordo che mi sono precipitata a casa di mia sorella, era in cucina e suo marito la teneva all’angolo e le ripeteva: ti spacco la testa contro il muro, questa volta te la spacco davvero».

A parlare, sul banco dei testimoni è la cognata dell’omo sotto accusa per minacce. Minacce che- secondo la ricostruzione dell’accusa - avrebbe rivolto all’allora moglie che si è costituita parte civile (assistita dall’avvocato Margara).

È seduta al banco dei testi. Il piumino largo, i capelli raccolti alla bell’e meglio. La femminilità nascosta, quasi non fosse mai esistita. Parla, e guarda la sorella. I loro occhi si incrociano e si capiscono all’istante. Tocca a lei, alla sorella -testimone ripercorrere quei momenti difficili.

«Mia sorella era umiliata, era sconfitta. Io non lo so dire bene quell’aggettivo, non so come si dice quando una donna viene messa all’angolo, ma lei era proprio così - dice la donna guardando il giudice - È successo quando ha scoperto che c’era un’altra, che il marito aveva una relazione. Hanno continuato a vivere per un po’ nella stessa casa, ma era l’inferno. Lui la minacciava. le parole erano sempre le stesse: “io ti spacco la testa contro il muro”. Una volta sono dovuti intervenire i carabinieri».

Un’altra sorella sul banco dei testimoni. Un’altra storia di violenza. Un contesto diverso, e un finale (almeno per quel che riguarda l’udienza di ieri mattina in aula) inaspettato, dove non ci sono più nè vittime e nè carnefici. «Non è vero nulla, non ho dichiarato così, non avete capito nulla, e lui non ha fatto nulla».

Una vicenda dolorosa. la seconda della mattinata. Maltrattamenti e lesioni. Due parole pesanti, che si traducono in botte, tante secondo all’accusa, davanti alla figlie minorenni. Botte e due episodi precisi che vengono contestati all’imputato, nel 2012 e nel 2017. Sono quelli per cui l’uomo si trova a processo.

In aula, nelle udienze precedenti, proprio la donna vittima delle violenze ha cercato di tutelare il compagno.

Ieri lo ha fatto, con ancora più veemenza la cognata. In aula, davanti al giudice Prudente il colpo di scena: la sorella della donna esplode: «Non è vero nulla, non toglierete la figlia da suo padre. Queste sono tutte c....».

E di fronte al pubblico ministero che la richiama a quanto dichiarato ai carabinieri di Carrara la situazione precipita: «Vado a Carrara, non è vero nulla, vado in Caserma e vi faccio vedere io».

In aula è proprio un carabiniere in servizio a cercare di portare la donna alla calma e poi a allontanarla dall’aula. L’udienza viene sospesa. La giudice decide di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica di Torino e denunciare il comportamento tenuto dalla teste. Perché quegli episodi, quelle violenze, secondo la donna non sarebbero mai esistiti.

Una donna tormentata, perseguitata da un uomo che l’ha fatta smettere di mangiare e di dormire. Fino a farla dimagrire 15 chili in un anno. Fino a farla ricorrere alle cure del Pronto soccorso per un violento attacco di gastrite.

Così ha testimoniato il medico di base della donna che ha denunciato l’ex marito per stalking. È il terzo processo della mattinata. Un’altra storia di violenza, il brutto epilogo di una storia d’amore che ha dato luce a una bambina. Lui, l’ex a processo, viene sentito proprio nel corso dell’udienza risponde alle domande del sostituo procuratore Alessandra Conforti: «È lei che mi provocava. Lei che mi tradiva». Un pugno allo stomaco. L’intimità violata. 
 

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