Il Tirreno

Solidarietà

Il grande cuore della Caritas: già serviti 11.578 pasti caldi

Daniela Marzano
Il grande cuore della Caritas: già serviti 11.578 pasti caldi

Don Cipollini racconta come si vive in un centro sociale, tra italiani, stranieri e gli “invisibili” che non vogliono farsi riconoscere

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MASSA. Mai dare per scontate accoglienza, generosità, igiene e dignità. Entrare all’ora di pranzo nei locali del Centro Sociale Caritas, creato e gestito da don Giuseppe Cipollini della parrocchia Madonna Pellegrina di Massa a Cervara, dà più l’idea di un circolo tra amici che di un servizio di assistenza per le persone bisognose che accorrono sempre più numerose per pranzare e, nella maggior parte dei casi, anche per ricevere il cestino della sera.

Siamo negli anni 2000, abbiamo uno stato che ancora crede in un welfare assistenziale che non escluda nessuno, eppure «l’ammortizzatore per eccellenza della povertà in Italia è solo uno: la Chiesa Cattolica – ci dice un volontario – Non esistono in zona mense comunali o case di accoglienza se non quelle gestite dalla Chiesa». Impossibile dargli torto quando si ascoltano le iniziative che don Giuseppe Cipollini ha intrapreso nella sua lunga carriera sacerdotale, da quando nel 1968 quei locali di proprietà del Comune sono diventati centri sociali di cultura, una scuola materna e poi servizio di mensa per i poveri dal 1987.

La mensa lavora a pieno ritmo, erogando una media di 45 pasti al giorno, toccando punte in una giornata anche di 65. «Dal 1 gennaio al 31 ottobre sono stati distribuiti 11.578 pasti, di cui 5.683 a italiani e 5.895 a stranieri – informa don Giuseppe – a dimostrazione che la gente che si rivolge a noi è italiana e straniera nella stessa proporzione. Siamo supportati più che da donazioni di filantropi, da molti esercizi commerciali alimentari, che ci offrono un po’ di prodotti. Come il pane, che da quando siamo aperti, ogni giorno non è mai mancato. Quel che manca lo mettiamo noi come Chiesa e ci aiutiamo con il 5x1000».

L’operatore Paolo Mannucci ci spiega che forniscono anche pacchi alimentari «Dentro ci mettiamo generi di prima necessità. Ne diamo 60 al mese, 45 ad italiani e 15 a stranieri. E riusciamo a fornire anche il servizio docce due volte la settimana: il mercoledì e il venerdì diamo anche un telo e un bicchierino con doccia-shampoo, si organizzano poi da soli. In certi casi diventano 3 gli appuntamenti per via degli “invisibili”, coloro (e sono tanti) che hanno pudore a farsi vedere frequentare la Caritas, e allora chiedono un appuntamento per potersi lavare. Sono tanti anche gli invisibili che hanno vergogna a venire a mangiare qui o a ritirare un pacco, e allora bisogna intercettarli e facciamo anche servizio a domicilio.

Cerchiamo di aiutarli nel possibile, per tutto il resto li indirizziamo alla Caritas della Diocesi, che li aiuta con altri beni di consumo». L’architetto Natalia Tonini, che aiuta don Giuseppe, come desiderio auspica solamente che possano essere adeguati al più presto alle nuove normative gli spazi esterni (lavori che ammontano a una cifra intorno ai 180.000 euro che avrebbero dovuto rientrare nel bando delle periferie attualmente bloccato): «Speriamo di far rivivere al più presto la sagra del cinghiale, il momento più aggregativo che avevamo (ci lavoravano più di 100 volontari, di tutte le età, a volte intere famiglie) e che arrivava a portare nelle casse della Caritas fino a 44mila euro. Non abbiamo perso solo una occasione di sostentamento, ma un vero e proprio capitale umano» —


 

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