Il presidio
Manifestanti fermati e perquisiti La sinistra: roba da regime
Il pullman partito da Massa e diretto a Roma per il corteo contro il Decreto sicurezza è stato bloccato (con decine di altri) dalla polizia. «Ci hanno schedati e filmati»
MASSA CARRARA
«Ci hanno fermato al casello dell’autostrada alle porte di Roma, ci hanno fatto tutti scendere, ci hanno perquisito, identificato, ripresi con telecamere. Una cosa inaudita. In tanti anni di manifestazioni e cortei, mai avevo visto una cosa del genere». Serena Tusini, docente di Italiano, attivista dei Cobas, racconta così quel che è successo ieri pomeriggio a lei e a centinaia di altre persone dirette a Roma per partecipare alla manifestazione nazionale contRo il Decreto sicurezza del governo Lega-5 Stelle. «Roba da regime, che va denunciata con forza, un clima di intimidazione contro la libertà di manifestazione e di espressione del libero pensiero. Vogliono inasprire il clima», è il suo duro commento.
Il pullman della Lorenzini su cui viaggiava la professoressa era partito da Spezia con tappa a Massa. Assieme a decine di altri bus provenienti da varie città d' Italia è stato fermato da un imponente schieramento di polizia con blindati e furgoni. Tutti i manifestanti sono stati fatti scendere e hanno dovuto esibire i documenti; alcuni di loro sono sottoposti anche a una perquisizione personale. A tutti sono stati controllati bagagli e borse. Poi, sono stati fatti risalire sui mezzi, passando tra due ali di agenti, mentre un poliziotto filmava. Gli striscioni che portavano sono stati aperti e sono state fatte togliere le aste delle bandiere. Neanche si trattasse di pericolosi hooligan. I pullman sono stati poi scortati dai mezzi della Polizia di stato fino nel centro della capitale. L’operazione ha ovviamente richiesto parecchio tempo e «non contenti, terminati i controlli, le forze dell'ordine - raccontano i manifestanti – hanno trattenuto i pullman per oltre 40 minuti». Ora, siccome la manifestazione a cui le “comitive” eranodirette, era contro il governo, è chiaro che il fermo al casello attuato dalle forze di polizia – che dipende dal ministero dell’Interno guidato da Matteo Salvini – può essere letto come un tentativo di “scoraggiare” la partecipazione al corteo del tipo: “Scendete in piazza contro di me? E allora beccatevi questi controlli”.
«Quanto sta accadendo rappresenta un fatto molto grave – scrivono in una nota inviata a caldo da Rifondazione, Sinistra Italiana, Partito Comunista Italiano, Sinistra Anticapitalista – una limitazione delle libertà democratiche e costituzionali ingiustificata e inaccettabile, una vera intimidazione che nulla ha a che fare con la sicurezza. Tutto questo rafforza le ragioni per cui stiamo andando a Roma per dire No al Decreto Salvini che dopo il Minniti limiterà sempre più il diritto all'espressione e all'organizzazione del dissenso».
Paolo Orlandi coordinatore del movimento antirazzisra Carrara- La Spezia, aggiunge: «Noi avevamo organizzato sei bus, tutti sono stati fermati. Ci sono stati anche alcuni casi di violenza verbale dei poliziotti che hanno risposto con “non vi lamentate”, a chi criticava il loro comportamento. È un fatto grave, fino a prova contraria è ancora legittimo manifestare». E aggiunge: «Siamo in democrazia». —
CLAUDIO FIGAIA
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