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Cava Fornace, il comitato “intima” il parere igienico
Gli attivisti per la chiusura chiedono all’azienda Alia spa perché acquistare una discarica che dovrebbe chiudere a breve «La società non risponde»
montignoso
Perché acquistare una discarica che dovrebbe “chiudere celermente”? Il comitato anti Cava Fornace lo aveva chiesto a mezzo stampa ad Alia S.p.a, il gruppo che detiene il 100% delle azioni di Programma Ambiente, azienda di stoccaggio che gestisce il sito in via Aurelia, e che si occupa di servizi ambientali in 59 comuni della Toscana centrale.
Ad agosto è stato raggiunto l’accordo per il passaggio di proprietà dalle mani della Cemembit, società con a capo la famiglia Viti che più volte aveva manifestato la volontà di disfarsi del sito e anche del nome con cui veniva talvolta identificato, “Cava Viti”, ad Alia S.p.a. In data 29 settembre Il Tirreno ha chiesto all’amministratore unico dell’ente di rendere noti i dettagli dell’accordo.
E presentando il quesito, rimasto in sospeso, che centinaia di cittadini, uniti nel gruppo che da circa 10 anni chiede la chiusura della discarica, rivolgono alla società: perché? Da quel 29 settembre di risposte ufficiali non ce ne sono state. Se non una mail, datata 11 ottobre, da parte dell’incaricato relazioni esterne e comunicazioni dell’ente, Alessandro Signorini, che spiega: «il nostro nuovo amministratore delegato, nominato da poco più di 15 giorni, sta lavorando proprio sulla situazione di detta acquisizione di impianto, fatta dal predecessore».
Il 25 settembre, infatti, l’assemblea dei soci, all’unanimità dei presenti, ha nominato l’ingegnera Alessia Scappini nuovo componente del consiglio di amministrazione di Alia, a seguito delle dimissioni del dottor Livio Giannotti.
In attesa che l’ente apporti un po’ di luce sui dubbi dei cittadini anti Cava Fornace, che contestano anzitutto la posizione in cui sorge la discarica a pochi passi dall’area protetta del Lago di Porta, il comitato fa sapere di aver protocollato la richiesta per ottenere il parere igienico sanitario ai sindaci del Comune di Montignoso e di Pietrasanta. Documento attraverso il quale “intimano” di avviare il procedimento entro e non oltre 30 giorni dal ricevimento dell’istruttoria. —
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