Italia
Canevara, Resceto e Forno: «Qui temiamo l’isolamento»
Le testimonianze dei residenti in alcuni paesi a monte tra comunicazioni ridotte frane, canalette intasate e marmettola che viene giù
massa
I problemi sono a monte. Anni di scarsa cura del territorio e lo spopolamento delle frazioni più lontane dal centro città, che ha determinato una lenta e progressiva perdita dei servizi essenziali. Ma lassù qualcuno ancora vive, lavora e vorrebbe continuare a farlo. Canevara, Resceto, Forno, Casette, Casania: in comune una parete rocciosa e verdeggiante. E paesaggi mozzafiato. Ma anche tanti disagi. Li denunciano alcuni residenti che in tempi di perturbazioni tropicali e del naturale spoglio degli alberi, temono l’isolamento. Anche perché lassù le comunicazioni telefoniche sono ridotte all'osso. «Basta farsi un giro e guardarsi intorno – dice Loris Baldini, residente a Resceto – ci sono transenne ad ogni angolo perché ci sono state diverse frane. Le canalette che scolano l’acqua piovana sono intasate. Così tutto ciò che si trova in quei canali finisce in strada e lì rimane per giorni». Luca Nicolini, che dalle parti di Canevara si allena per la maratona e per il ciclismo, oltre ai canali di scolo intasati, sottolinea il verde talmente rigoglioso da «restringere la carreggiata che da Canevara arriva fino a Redicesi». «Serve anche una verifica seria di tutte le reti di contenimento che proteggono il monte. Di tanto in tanto ne cade un pezzo, – dice l’uomo – sono sei anni che frequento questa area e il peggioramento e lo stato di abbandono è stato progressivo». A Casette c’è chi ne fa un gioco di parole il problema dell’intasamento dei canali di scolo e della marmettola proveniente dall'escavazione del marmo: «viene giù avviata come le gore», spiega Venanzio Ricci. «Oltre a cementificare tutto ciò che trova lungo il suo passaggio – spiega l’uomo – viene anche lasciata nei piazzali: è un costo troppo alto lo smaltimento, meglio buttarla nei ravaneti. Questo ovviamente oltre che inquinare rende complicato il regolare defluire delle acque». E da lassù, a pochi minuti dal centro città, chiedono più manutenzione del territorio —
CAMILLA PALAGI
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