Il presidio
Lettera dal carcere di Marco Casonato: «Voglio intitolare una piazza a mio fratello Piero»
Il fratricida scrive al Tirreno e spiega la proposta fatta al sindaco: «Dono due aree senza nome, l’altra per il mio avo Massoni»
massa. Attende in cella gli esiti del processo nel quale è imputato come fratricida e manda lettere al sindaco proponendo di intitolare una piazza proprio alla memoria di quel fratello del cui omicidio è incolpato. Marco Casonato non avverte alcuna dissonanza tra le due posizioni e in una lettera scritta a Il Tirreno, con i consueti modi urbani si prodiga per la memoria familiare.
Sono lettere dal carcere ormai familiari, nelle quali lo psicologo in qualche modo ingaggia un corpo a corpo con il suo passato, recente e antico, in una sorta di rivisitazione mnemonica del percorso che lo ha portato dietro alle sbarre di una cella. Stavolta però Casonato, con lo sguardo rivolto alla sua storia di famiglia, guarda al futuro. A un progetto.
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«Ho inviato al signor sindaco, avvocato Francesco Persiani, una lettera (aperta) contenente due semplici, economiche, concrete proposte di creazione col contributo della mia famiglia di due piazzette utili alla città da molti punti di vista. Non è la prima volta, ma nessuna passata amministrazione ha mai neppure risposto».
L’idea è di mettere a disposizione due spiazzi, attualmente di sua proprietà, escludendo la parte intestata al fratello morto, per farne altrettante piazze. Una riqualificazione dell’area della celebre villa Massoni, pomo della discordia dei due fratelli e ormai simbolo d’incuria e abbandono.
«Personalmente vorrei donare al comune due aree al fine di sistemare al meglio due piazzette senza nome che esistono da anni. L’idea è di fornire lo spazio per creare due piazzette da dedicare al mio povero fratello Piero Casonato che come medico ha salvato molte vite a Massa ed al mio noto avo Piero Massoni eroe dell’aria e grande pioniere dell’aviazione». Difficile dire quali fantasmi scuotano la mente dello psicologo, che in una precedente missiva si definiva «tranquillo» in vista del processo. Ma di certo, in quest’ultima lettera inviata a Il Tirreno, c’è un tentativo di fare i conti con la propria storia.
Un passaggio precedente chiarisce le intenzioni che LO hanno portato a impugnare la penna e portare avanti la sua proposta. «Ricorrendo nei prossimi giorni un anno dalla tragica morte di mio fratello Piero, oltre ad aver organizzato una messa in suffragio presso il Santuario delle Grazie e la cappella del carcere, vorrei proporre al comune un semplice intervento concreto in memoriam utile alla città».
Non dimentica, Marco, che il fratello Piero ha un’erede, la figlia Alessandra, che da poco ha preso il cognome del padre morto. E che potrebbe avere voce in capitolo a riguardo. «Con il mio contributo, cui nei modi dovuti si aggiungerà quello di mia nipote titolare dell’altro 50%, vedo la possibilità di sistemare due aree neglette e semi abbandonate ricordando nel contempo due cittadini memorabili di questa città. Le aree evidenziate (ritoccabili secondo criteri architettonici) paiono adeguate a rinnovare e sistemare due larghi stradali anonimi e sul margine del degrado. Entrambi i punti non sono cintati dal muro antico, ma da muro post-bellico privo di pregio e perciò agevolmente sostituibile rispettando i necessari criteri estetici».
Oggi, intanto, in tribunale prosegue il filone del processo che riguarda il danneggiamento a V illa Massoni. —
LIBERO RED DOLCE.
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