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Zona costiera, le ragioni di uno sviluppo che non decolla
Presentata alla sede della Fondazione Crc a Palazzo Binelli lo studio del circolo di cultura politica Modigliani
CARRARA
«In tutte le parti, le zone costiere sono quelle più ricche e popolose. In Toscana no; perché?». È partito da questa domanda e ha attraversato molti temi (demografia, economia, lavoro e infrastrutture, tra gli altri) il convegno “Area costiera toscana”.
Ad aprire la seduta a Palazzo Binelli, sede della Fondazione Cassa di Carrara, venerdì scorso, Matteo Venturi (in rappresentanza della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara); dopodiché la parola è passata al professor Maurizio Vernassa (in rappresentanza del circolo di cultura politica “G.E. Modigliani”) poi, appunto, all'autore della ricerca Marcello Battini (anche lui del circolo culturale). Presenti al dibattito anche le autorità civili e militari.
Un'indagine economico-statistica, quella del prof. Battini, partita, sempre sulla costa Toscana, da Livorno ed estesa, ovviamente, per il convegno carrarese sulla costa apuana. E quindi, scrive Battini nel sunto che poi illustra sulla provincia apuana, «da un punto di vista geografico, è il territorio regionale posto più a nord, quindi d'enorme importanza strategica per chiunque, in Toscana, necessiti di relazionarsi con l'area più ricca e più moderna del Paese. La bassa densità di popolazione, la presenza di un porto, le dotazioni infrastrutturali viarie e ferroviarie, sono tutti fattori di sicuro interesse per il Nord-Ovest e quindi per la Toscana». Questa la premessa – condita dai dati (densità, numero di abitanti) – prima di andare a sviscerare altri punti, come il porto che – si legge – è «già strutturalmente integrato con quello di La Spezia e con il sistema portuale ligure che, peraltro, non ha più la forza economica trainante del secolo passato (entrambi questi aspetti potrebbero considerarsi un vulnus per il sistema portuale toscano, ma soprattutto devono considerarsi privi d'attrattiva di medio periodo per l'economia apuana)». Porto e rete autostradale, ma anche ferroviaria. Poi altri numeri e considerazioni tra cui «una forte crisi del sistema demografico ed economico provinciale, confermato dai dati statistici che descrivono il mercato del lavoro» e una zona, secondo lo studioso, «in gran parte “colonizzata” dai “liguri”». «Export modesto in valore», capitolo turismo e le banche «che “lavorano” più con le famiglie che con le imprese, rispetto a quanto si verifica in ambito regionale», sono gli altri temi che la relazione tocca sul caso apuano nel più ampio ragionamento costiero. —
LUCA BARBIERI
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