Il Tirreno

l’intervista 

«Mi diverte ancora stare in mezzo all’arte: riesce a riordinare le idee»

P.C.

«Perché Bocca di Magra ha attirato tanti personaggi? Penso per i colori e le sfumature Indro Montanelli passava ore su una panchina con Marisa»

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BOCCA DI MAGRA

A Mario Guelfi chiediamo: come mai ad oltre settant’anni hai ancora voglia di investire?

«Perché mi diverte ancora molto stare in mezzo all’arte e vorrei dare continuità a questa mia passione. Anche perché vedo, intorno a me, la gente triste e depressa e, molto spesso, troppo aggressiva nei confronti dei propri simili. Penso che l’arte debba essere un momento di felice rilassamento e sano riordino di idee, troppo distorte dalla frenesia attuale. Investo, cioè, in qualcosa che mi dia in cambio artisti ed opere d’arte».

Tanti personaggi, eccellenti in vari campi, sono passati da qui. Cos’ha di particolare Bocca di Magra per attirare tante personalità da ogni dove?

«Penso che abbia la peculiarità di possedere una luce e delle sfumature di colori mai uguali da un giorno all’altro. Indro Montanelli, ormai vecchio e impossibilitato ad andare a Cortina, appena poteva veniva al locale, si sedeva con Marisa su una panchina davanti al giardino della Capannina, in fronte alla foce del fiume e stava delle ore ad osservare: le Apuane, il mare ed il “Pino di Aleppo”, che su Montemarcello ha la sua frontiera più settentrionale, il tutto cangiare e sfumare dalle colorazioni più accese a quelle più tenui, in un caleidoscopio di tonalità che sembravano prese dalla tavolozza di un eccelso pittore».

Quali sono, fra i tanti, i personaggi che ti hanno, per una ragione o per l’altra, più colpito?

«Fra i passati l’inglese Harry Graig, lo sceneggiatore-regista col quale ho condiviso i miei esordi nel campo artistico: un genio assoluto della cinematografia; stroncato dal gin e dal fumo. Ernesto Treccani, valente pittore e di una bontà d’animo infinita. Pensa che quando dovevo partire per l’Australia, a quei tempi, avevo pochi soldi e lui senza alcun accenno alla mia tasca, si presentava con due quadri, me li regalava dicendomi: “Sono tuoi, vendili!”. Fra i presenti Julio Silva, che tu conosci bene, di immensa bontà e genialità. L’altro è Girolamo Ciulla con i suoi colori accesi e le sculture ancestrali ed icastiche, che richiamano le nostre origini classiche mediterranee».

Cosa bisognerebbe fare per poter risollevare la triste realtà della nostra zona?

«Aprire atelier di scultura e richiamare scultori a più non posso. Ricorda che dietro loro si muovono, a livello mondiale, gli architetti ed i grandi complessi che hanno bisogno di artisti ed anche, perché no? Artigiani, per le loro strutture. Abbiamo il materiale, le maestranze e le conoscenze. Bisogna sbloccare pregiudizi e burocrazie». —

P.C.



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