Il Tirreno

Il personaggio

L’ultimo mecenate Mario Guelfi e gli anni a contatto con i grandi

PAOLO CUCURNIA
Mario Guelfi, a destra, con Vittorio Sereni
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Mario Guelfi, a destra, con Vittorio Sereni

Dalla Capannina di Ciccio al Garden, l’epopea di Bocca di Magra “Buen Retiro” di poeti, artisti, intellettuali: da Sereni a Fortini, da Soldati a Montanelli

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L’esperto di storia e appassionato marinello Paolo Cucurnia ha scritto un ritratto di Mario Guelfi, ristoratore, mecenate, gallerista e molto altro.

To Mario Guelfi the young Good Shepherd of Bocca di Magra with affectionate memories”. Con queste parole la scrittrice Americana Mary Mc Carthy dedicò a Mario Guelfi, nel 1963, la sua opera letteraria “Il gruppo”, da cui la Mgm trasse nel 1966 il film omonimo.

Il “Buon Pastore” Mario altri non era che il figlio di Domenico Guelfi (Ciccio) il quale fondò nel 1951, la Capannina di Ciccio a Bocca di Magra.

Il locale, all’inizio, si presentava letteralmente come una capanna racchiusa da poca muratura ed il tetto ricoperto di canne padule. Fungeva da ristorante ove si consumavano pasti quasi esclusivamente composti dal pescato locale. La buona cucina e l’ospitalità, tuttora proverbiale, della famiglia Guelfi ne fece il punto di approdo per escursioni culinarie di famiglie e comitive locali e forestiere. Inoltre, l’amenità del luogo, alla bocca del fiume Magra, sovrastato dal monte Marcello di fronte all’incantevole scenario delle Apuane, fece sì che la località divenisse, in breve, il ritrovo, il “Buen Retiro” per numerosi artisti e personaggi i più disparati. Ma il “cenacolo” avrebbe avuto durata effimera e ad oggi sarebbe esaurito, se non ci fosse stata la fiaccola tenuta accesa dall’intelligenza e dalla sensibilità del “Buon Pastore” Mario. Quest’ultimo, come aveva già intuito Mary Mac Carthy, si è dimostrato davvero l’elemento coagulante attorno a cui si riunì e continua a raccogliersi l’accolita, mi si passi l’espressione, delle greggi d’artisti e personaggi da ogni dove.

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Neanche ventenne (è nato nel ’43) alla fine degli anni ’50, attratto dalla sirena dell’Arte volò a Londra al seguito di Harry Graig sceneggiatore di Visconti e assiduo della Capannina. Il giovane Mario voleva fare il regista. Ma nel ’63 i suoi progetti di cineasta furono bloccati, anche se non completamente interrotti, dalla morte del padre: si dovette accollare la conduzione del ristorante, della madre e delle quattro sorelle; più il capitale umano dei “personaggi” che arricchivano di anno in anno il locale. Sono di quegli anni le frequentazioni alla Capannina di Carlo Carrà, Natalia Ginzburg, Angiò e Mario Levi, Nicola Chiaromonte, Jim West al seguito di Mary Mc Carty (ne diverrà il quarto marito), Guido Piovene, Eugenio Montale, che renderà immortale Bocca ed il barcaiolo Duilio nella poesia “Il ritorno”, Vittorio Sereni che scriverà, in pratica alla Capannina ”Fra Fiume e Mare”. Assidui anche i Bertolucci padre e poi il figlio, Franco Fortini, Giorgio Soavi ed Ernesto Treccani. Con questi ultimi due, come in seguito con Indro Montanelli e Mario Soldati instaurerà un rapporto di lunga amicizia, fino al giorno della loro scomparsa.

Impegnato col ristorante che, crescendo in strutture, arricchiva i suoi spazi e le sue pareti con opere d’arte d’ogni genere, a testimonianza della fervida attività artistica che vi si svolgeva, Mario, con Greig, frequentava ancora i set romani. Conobbe a Bocca una turista australiana, parente di un suo amico scozzese, in vacanza con un’amica: Wendy Stanford. I due intrecciarono un “filarino”; quindi portò le due amiche a Firenze e Roma. Poteva contare sull’uso di un castello a Firenze e, nella Capitale, sulla casa del produttore Dino De Laurentis, una villa con maggiordomo, e “ospitò” le ragazze nelle dimore, vitto e alloggio principeschi con servitù ai propri ordini. Il dramma per Mario sarebbe giunto quando, dovendo tornare alla realtà di Bocca, avrebbe dovuto informare, soprattutto la Wendy, della verità. Quest’ultima la seppe, ma non fece una piega, anzi gli disse che se fosse stato d’accordo, l’avrebbe sposato: e così fu. Sono quasi cinquant’anni che la coppia è felicemente unita, con due figlie ed un nipotino. Aperta parentesi, la seconda figlia, Sally, sta attualmente seguendo la gestione ed il management di una nuova fiera di arte che si terrà alla Saatchi Gallery il prossimo anno, ed ha intenzione, per dar continuità, in certo qual modo alla feconda semina paterna di intraprendere sul territorio carrarese iniziative di arte contemporanea.


Nel 2001 l’apertura di Ciccio Marina a Marina di Carrara. Da accompagnatore di Soldati a fondatore dello Studio 80. La galleria d’arte di Bocca di Magra ebbe come mentore Ernesto Treccani Folon lo ha rappresentato in piedi, a fianco di un pesce.

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Mario Guelfi, sempre nel corso degli anni Sessanta, trovò il modo di accompagnare, soprattutto nelle tappe del nord, lo scrittore e regista Mario Soldati nelle sue peregrinazioni televisive per l’Italia, in cerca degli antichi usi, costumi e cibi popolari. Nel frattempo fondò una galleria d’arte a Bocca di Magra, lo “Studio 80”, il cui mentore sarà Ernesto Treccani. Oltre a frequentare Ciccio, lasceranno ampie testimonianze della loro amicizia nei confronti di Mario, con la loro arte: Maino Dada, Jean Michel Folon, Emilio Greco, Marino Marini, Francesco Messina, Possenti, Max Bill, Penck, Migneco, Ciulla. Nel 2001, tanto per non rimanere senza pensieri, aprì a Marina di Carrara Cicciomarina. Un avveniristico locale che, nelle intenzioni del proprietario, avrebbe dovuto possedere una cupola in titanio, a riecheggiare il “Guggenheim Museum” di Bilbao. Non gli fu accordato il permesso e si dovette accontentare di coprire, col raro e costoso materiale, solo la veranda. Vederla brillare, nelle serate di pioggia è uno spettacolo commovente. In quegli anni conobbe me reduce dalla missione per la bonifica in Galizia sull’affondamento del Prestige. Avevo già edito un libriccino di poesie in dialetto marinello intitolato: “Un po’ d’ Marina”. Me lo fece portare a Bocca di Magra durante una cena a corollario della presentazione del suo libro: “Itinerari del Gusto tra Bocca di Magra e Marina di Carrara”. Fra gli altri personaggi della tavolata v’erano: l’attore Cederna fresco di Oscar, il poeta Giudici, Zeno Birolli, figlio del pittore Renato e critico d’arte egli stesso. Lessi, con commento estemporaneo, le poesie fino alle tre di notte.

L’intervista. «Mi diverte ancora stare in mezzo all’arte: riesce a riordinare le idee»

 A Mario Guelfi chiediamo: come mai ad oltre settant’anni hai ancora voglia di investire? «Perché mi diverte ancora molto stare in mezzo all’arte e vorrei dare continuità a questa mia passione. Anche perché vedo, intorno a me, la gente triste e depressa e, molto spesso, troppo aggressiva nei confronti dei propri simili. Penso che l’arte debba essere un momento di felice rilassamento e sano riordino di idee, troppo distorte dalla frenesia attuale. Investo, cioè, in qualcosa che mi dia in cambio artisti ed opere d’arte».

Tanti personaggi, eccellenti in vari campi, sono passati da qui. Cos’ha di particolare Bocca di Magra per attirare tante personalità da ogni dove?

«Penso che abbia la peculiarità di possedere una luce e delle sfumature di colori mai uguali da un giorno all’altro. Indro Montanelli, ormai vecchio e impossibilitato ad andare a Cortina, appena poteva veniva al locale, si sedeva con Marisa su una panchina davanti al giardino della Capannina, in fronte alla foce del fiume e stava delle ore ad osservare: le Apuane, il mare ed il “Pino di Aleppo”, che su Montemarcello ha la sua frontiera più settentrionale, il tutto cangiare e sfumare dalle colorazioni più accese a quelle più tenui, in un caleidoscopio di tonalità che sembravano prese dalla tavolozza di un eccelso pittore».

Quali sono, fra i tanti, i personaggi che ti hanno, per una ragione o per l’altra, più colpito?

«Fra i passati l’inglese Harry Graig, lo sceneggiatore-regista col quale ho condiviso i miei esordi nel campo artistico: un genio assoluto della cinematografia; stroncato dal gin e dal fumo. Ernesto Treccani, valente pittore e di una bontà d’animo infinita. Pensa che quando dovevo partire per l’Australia, a quei tempi, avevo pochi soldi e lui senza alcun accenno alla mia tasca, si presentava con due quadri, me li regalava dicendomi: “Sono tuoi, vendili!”. Fra i presenti Julio Silva, che tu conosci bene, di immensa bontà e genialità. L’altro è Girolamo Ciulla con i suoi colori accesi e le sculture ancestrali ed icastiche, che richiamano le nostre origini classiche mediterranee». Cosa bisognerebbe fare per poter risollevare la triste realtà della nostra zona? «Aprire atelier di scultura e richiamare scultori a più non posso. Ricorda che dietro loro si muovono, a livello mondiale, gli architetti ed i grandi complessi che hanno bisogno di artisti ed anche, perché no? Artigiani, per le loro strutture. Abbiamo il materiale, le maestranze e le conoscenze. Bisogna sbloccare pregiudizi e burocrazie».

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 Il rapporto speciale con lo straordinario pittore Julio Silva e l’opera di traduzione dei testi poetici del grande poeta inglese Così nacque il libro speciale con i sonetti di Shakespeare

Ebbe anche, Mario, il barbaro coraggio di affidarmi la direzione artistica del Blueport, la sala sottostante cicciomarina. Mi divertii un sacco, il locale divenne una galleria per pittori locali: giovani e vecchi, sede di conferenze e concerti di pianoforte. Si divertì un po’ meno lui con uno come me d’intorno. Ma il sodalizio produsse anche un libro che Mario, con l’aiuto di un grande pittore contemporaneo, Julio Silva, volle elevare ad opera d’arte. Tradussi 18 sonetti di Shakespeare, mantenendo la musicalità dell’endecasillabo inglese con rima e significato in italiano. Scelti dalla Wendy che, per la sfumatura di una parola inglese (elisabettiano), me li faceva ributtare all’aria il giorno dopo. Come ebbi terminato il manoscritto, Ciccio si mise in contatto con Silva che progettò grafica, impaginazione e le illustrazioni da allegare al volume. Andrea Bonanni ne curò la prefazione. Ma posso dire che il direttore d’orchestra, il regista dell’operazione è stato il “Buon Pastore”: Mario Guelfi. Il quale a settant’anni suonati ha acquistato qualche ettaro di terra per approvvigionare, a “chilometri zero”, un terzo locale, il Garden, aperto a Bocca da due anni a questa parte. Per quest’ultimo venuto, nell’orbita di Ciccio, stiamo progettando, conferenze, incontri e mostre… Per Mario evidentemente vale l’aforisma di Don Bosco: “Vivere come se si dovesse morire subito, operare come se non si dovesse morire mai”.

PAOLO CUCURNIA
 

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