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Il caso 

“Tracce di riti satanici nella valle di Renara” Ma sono opere d’arte

CAMILLA PALAGI
“Tracce di riti satanici nella valle di Renara” Ma sono opere d’arte

L’allarme dopo la visita della deputata Bergamini (Fi) I promotori: «È un evento per difendere quell’ambiente»

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MASSA

“Tracce di riti satanici e manifestazioni esoteriche nella zona di Renara”. Ma in realtà si tratta di un’installazione artistica. È quanto racconta Cristina Pilatti, co-organizzatrice insieme a Gilberta Dal Porto di Essenzarte, il festival che lo scorso luglio ha portato a Renara artisti noti chiamati a raccontare il rapporto uomo–natura attraverso molteplici forme d’arte. Fra di loro la scultrice Clara Mallegni e Sarah Atzeni, oltreché Evaristo Lazzoni, conosciuto per essere il curatore della "scogliera dell’amore" a Marina di Massa.

Nel programma della manifestazione c’era anche la realizzazione di “installazioni” con pietre rette da equilibri apparentemente instabili e opere di denuncia per sensibilizzare le persone al rispetto dell’ambiente, realizzate attraverso materiale di riciclo e oggetti abbandonati nella zona. Un evento per promuovere e per difendere la bellezza della natura, insomma, che in quella valle la fa ancora da padrona. E tutelarla dal comportamento spesso poco civile di chi la frequenta.

«Niente a che vedere con riti satanici o qualche celebrazione esoterica come è stato affermato in occasione del sopralluogo dell’onorevole Deborah Bergamini a Renara», spiega Cristina Pilatti. «Siamo rimaste spiazzate da quanto abbiamo letto - dice la donna - giustamente la delegazione di Forza Italia ha voluto fare una visita in quell'area per osservarne le problematiche. Ma si è parlato di manifestazioni abusive quando in realtà l’evento è stato patrocinato dal Comune di Massa, e i resti che sono stati lasciati della mostra sono compatibili con la natura. Non la deturpano ma le fanno da arredo. Li abbiamo regalati appositamente alla valle, perché impegno del nostro festival era dimostrare che è possibile renderla ancora più bella semplicemente attraverso l'uso della stessa materia di cui è composta. L’evento è stato un vero e proprio inno alla vita, e ha ricevuto la visita e l'apprezzamento di centinaia di artisti. Per noi va bene valorizzare Renara e provare a rilanciarla, ma di ciò che realmente è abusivo nessun commento, anzi, viene apprezzato». —

CAMILLA PALAGI



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