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inchiesta assenteisti 

«Toghe rosse», post contro i giudici dopo le scarcerazioni

«Toghe rosse», post contro i giudici dopo le scarcerazioni

Gli inquirenti raccolgono le frasi più ingiuriose dei social Sono decine quelli che rischiano una denuncia per calunnia

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MASSA

I commenti contro il tribunale e la procura, fatti da chi non aveva digerito la fine della custodia cautelare degli arrestati nell’inchiesta sugli assenteisti, potrebbero costare caro ai titolari dei profili che si sono macchiati dei post più ingiuriosi. Al momento nessuno è iscritto nel registro degli indagati, ma gli inquirenti hanno spulciato quelle pagine di Facebook dove gli insulti erano più gravi e hanno raccolto un bel po’ di materiale. Non è detto che poi tutto questo diventi un’indagine vera e propria con l’accusa di calunnia, ma intanto la strada per un epilogo giudiziario si è aperta. E potrebbe anche portare lontano.

Del resto chi ha deciso di attaccare la procura e il giudice che ha cancellato i domiciliari per ventisei dei settanta indagati lo ha fatto usando parole forti, come “toghe rosse”, ipotizzando aiuti per gli indagati, oppure il termine inchiesta farsa. Termini che non sono piaciuti a chi ha lavorato per un anno e mezzo, dimostrando oltre cinquemila episodi di assenteismo e più di duemila ore sottratte al pubblico impiego. Perché i ventisei arrestati - più i tre con l’obbligo di dimora - sono tornati a piede libero per la cessazione delle esigenze cautelari, come per esempio l’inquinamento delle prove (dopo essere stati interrogati dal gip non c’era la possibilità che accadesse) oppure il rischio di reiterare la condotta. Nel primo caso le difese hanno presentato delle memorie: i dipendenti del Genio per esempio puntano il dito contro una complessa procedura di timbratura, soprattutto per le uscite di lavoro durante l’orario di servizio. Uscite che - spiegano - devono essere avvallate, attraverso il sistema informatico, dal dirigente che si trova in altra sede (il Genio dipende dalla Regione), quindi - motivano gli indagati - i tempi di risposta sono lunghi. Qualcuno giustifica le sue assenze in modo ben diverso e descrive enti in cui, dopo la riforma Delrio, non sono definiti ruoli e mansioni e il risultato è che chi è in ufficio non sa cosa fare, non si vede affidare compiti, non capisce chi fa cosa. O nulla ha da fare perché nulla gli viene assegnato. Al limite del demansionamento, si spiega nelle memorie.

Per quanto riguarda la reiterazione invece la sospensione dal lavoro ha tolto ogni rischio. —

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di Redazione web