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Omicidi di Natale: «Non futili motivi ma Mazzi uccise con spietatezza»
Nella sentenza della Cassazione i risvolti dei tragici fatti di 5 anni fa in via Beatrice. Un tragico romanzo criminale
massa. Sono passati quasi 5 anni dal Natale di sangue di via Beatrice, quando Andrea Mazzi uccise a coltellate Andrea Fruzzetti, 23 anni; ed Enrico Baria, 30 anni, tentò di uccidere Alessandro Fruzzetti e ferì in modo grave Frank Della Pina. Fu, quel duplice omicidio, l’epilogo di una specie di romanzo criminale, di una stagione di violenze fatta di risse violentissime, accoltellamenti e anche – è scritto negli atti dei processi – di progetti di attentati alla polizia, di agguati con armi da fuoco, di intimidazioni diffuse. Ma quale fu il movente, che cosa scatenò la furia omicida di Mazzi la notte tra il 24 e il 25 dicembre 2013?
La risposta, processuale, è scritta nella sentenza della Corte di Cassazione, ora depositata agli atti, con cui i giudici di ultima istanza hanno dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale della Corte di Appello di Genova Pio Macchiavello, che chiedeva il riconoscimento dell’aggravante per futili motivi e ha rigettato la richiesta del difensore di Mazzi, l’avvocato Enzo Frediani, di rinnovare la perizia sulle condizioni mentali dell’imputato al momento del delitto. Confermando la condanna a 30 anni a Mazzi.
In primo luogo, dice la Suprema corte, confermando la valutazione dei giudici di prime secondo grado, non si trattò di vendetta. Mazzi non aveva l’intenzione di vendicarsi di Andrea Fruzzetti per il precedente ferimento dell'amico Dennis Raffo (avvenuto 5 anni prima), non ci sono elementii per ammetterlo. E neanche, dice ancora la Corte, ci fu la «volontà del Mazzi di emulare Giacomo Pucci, il capo del gruppo "dei Poggi", arrestato pochi giorni prima per tentato omicidio». L'ipotesi, cioè che l’imputato «volesse dare ai sodali e agli avversari la dimostrazione di essere il successore naturale del Pucci alla guida del suo gruppo, manifestando il coraggio di uccidere e, soprattutto, come il Pucci, di farlo con un coltello», non è corroborata dai fatti.
No, la dinamica fu un’altra: la rissa davanti al locale Odissea, «aveva avuto origine dall'iniziativa di Adil Amraoui, il quale "ce l'aveva a morte" con Andrea Fruzzetti, tanto da averlo minacciato più volte di morte anche alla presenza del cugino Manuel Raffaelli; era stato Amraoui e non Mazzi ad avvicinare per primo, con aria minacciosa il rivale e a cercare, poi, l'aiuto di Mazzi, il quale, senza indugio, gli aveva dato manforte allo straniero, per ragioni di amicizia e di appartenenza al gruppo, nonché per il proprio temperamento incline alla violenza».
Omicidi «non pianificati dal Mazzi quanto, piuttosto, scaturiti da una sua deliberazione improvvisa, insorta quando, nell'affrontare i fratelli Fruzzetti e il loro amico Baria, egli si era trovato in difficoltà per il numero degli avversari ed aveva reagito smodatamente, impugnando il coltello, uccidendo due degli avversari e ferendo gravemente il terzo», sentenzia al Corte.
La premeditazione è dunque esclusa. Ma è solo un attenuante. Mazzi, ripercorrono ancora i giudici, «non era uscito dall’Odissea per andarsene, ma perchè voleva partecipare alla rissa; non si rivolse ai Fruzzetti e a Baria invitandoli a smettere perchè era Natale; non era stato aggredito dai tre e neanche voleva soccorrere l’amico Adil, il quale non era in difficoltà». Insomma, «aveva cercato lo scontro». Scontro in cui si accanì con «inusitata brutalità e spietatezza» contro le sue vittime: il nemico Andrea Fruzzetti, prima, ucciso con tre coltellate. Enrico Baria, poi, il quale, rileva la Cassazione «era del tutto indifferente al Mazzi, non era un suo nemico». Ma che «già ferito e caduto a terra, venne immobilizzato e finito con otto violente coltellate». Un terribile, pessimo romanzo criminale. — C.F..
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