Noa, infermieri non iscritti all’albo I Nas sequestrano gli elenchi e i turni
L’Asl: un problema amministrativo, li abbiamo sollecitati Nessun rilievo sulla qualità delle cure e dell’assistenza
MASSA
Quando mercoledì mattina i Nas si presentano all’ospedale delle Apuane, il pensiero va all’inchiesta in corso sulle 34 morti nel reparto di medicina. In realtà il nucleo antisofisticazione e sanità dei carabinieri in viale Mattei c’è per ben altri motivi. Motivi che per nulla hanno a che vedere con gli aspetti assistenziali e di cura. I carabinieri, infatti, sono al Noa per verificare che tutti gli infermieri al lavoro nei vari reparti ospedalieri siano iscritti all’albo professionale.
I militari mercoledì mattina chiedono - e acquisiscono - materiale riguardante gli infermieri: l’elenco di tutto il personale infermieristico in servizio all’ospedale delle Apuane e i turni con cui quel personale si è succeduto in corsia. A confermare la visita dei carabinieri è la stessa azienda sanitaria che conferma pure l’acquisizione dei documenti sulla turnazione e quella degli elenchi in cui sono riportati i nomi di tutti gli infermieri in servizio all’ospedale.
La lista di chi lavora in viale Mattei sarà - se non lo è già stata - confrontata con quello degli iscritti all’albo: i due elenchi, infatti, dovrebbero coincidere perché le norme impongono che chi esercita la professione infermieristica risulti, appunto, iscritto all’albo.
L’accertamento dei Nas fa seguito ad una segnalazione inoltrata all’azienda sanitaria prima, agli stessi Nas poi, dall’ordine provinciale degli infermieri. A spiegarlo è Morena Fruzzetti che quell’ordine lo presiede: «Noi, come ordine - premette la presidentessa - abbiamo l’obbligo di vigilare, anche a tutela del cittadino. Periodicamente facciamo verifiche puntuali e segnaliamo anomalie alle aziende sanitarie. Abbiamo anche la possibilità di inoltrare direttamente agli organi competenti quelle stesse segnalazioni. Recentemente abbiamo fatto verifiche, in relazione alle iscrizioni, su più centri». E, a quanto pare, sul Noa.
L’ordine degli infermiere, infatti, avrebbe evidenziato mancate iscrizioni: personale - per semplificare - che lavora in corsia, ma il cui nome non compare sull’albo. Ed esercitare senza iscrizione configura il reato di abuso di professione, anche quando il sanitario il titolo (laurea o altro attestato) ce l’ha. Perché - ed è fondamentale ricordarlo - i dipendenti cui si contesta la mancata iscrizione, infermieri lo sono davvero, nonostante non siano iscritti. L’azienda sanitaria conferma la “visita” dei Nas e ricostruisce l’intera vicenda che rimane confinata nel territorio della burocrazia e che nulla ha a che vedere - lo sottolineiamo ancora- con gli aspetti assistenziali.
«Dal 2001, nel rispetto della normativa entrata in vigore quell’anno - fa il punto l’azienda - Asl verifica l’iscrizione all’albo al momento dell’assunzione. Tale iscrizione è prerequisito per la stipula del contratto. Il problema della mancata iscrizione riguarda, infatti, personale assunto dall’azienda precedentemente al 2001 quando l’iscrizione non era obbligatoria per esercitare la professione in ospedale. Nel 2013 i casi di infermieri ancora non iscritti risultavano 53, ora sono una decina. L’azienda - conclude Asl - li ha sollecitati ad iscriversi». La questione è tecnica: quei 10 infermieri ritengono che l’obbligo di iscrizione riguardi chi esercita la libera professione e non chi lavora in una struttura pubblica. Questione interpretativa, quindi. E comunque non di qualità del servizio erogato. — C.S.
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