In aula senza lo zaino con le bontà della cuoca La storia della scuola che tiene vivo Forno
il reportageMia, 3 anni e due occhioni furbi, è una tipa tosta. Parola della mamma Guglielma Tonarelli. Figuriamoci se le fa paura andare all’asilo, tanto più che dalle finestre dell’aula vede casa...
il reportage
Mia, 3 anni e due occhioni furbi, è una tipa tosta. Parola della mamma Guglielma Tonarelli. Figuriamoci se le fa paura andare all’asilo, tanto più che dalle finestre dell’aula vede casa sua. Le divide il fiume e il fresco che si porta dietro scendendo dai monti. Ieri Mia ha affrontato a testa alta la sua prima prova “da grande”: la scuola materna. Ed è andata a gonfie vele. Anche la sua nuova compagna Teresa non ha tremato a lasciare mamma e papà. Nessuna paura, del resto come si può aver paura di andare all’asilo, se l’asilo è in quel grande edificio che vedi ogni giorno, davanti al bar dove mangi il gelato, sulla strada che risali con nonna per raggiungere il cimitero. A Forno la scuola è così: storia e comunità, appendice di un paese, sempre più piccolo e “periferico”, che la sua primaria e il suo asilo li difende con le unghie e con i denti. E non soltanto perché - spiega Chiara Vivoli, mamma di Teresa - in ballo c’è la qualità di vita, la possibilità di raggiungere l’aula senza mettersi al volante, ma perché la scuola è identità. Se dagli anni ’70 hai perso il medico in sede fissa, il cinema, le poste, ma c’è ancora la scuola, beh allora c’è ancora Forno, c’è ancora un paese con la P maiuscola. Identità e prospettiva.
Così le mamme dei nove bimbi iscritti all’infanzia (solo 3 entrati quest’anno) hanno fatto il possibile per evitare la chiusura: «Formalmente - Chiara spiega gli aspetti burocratici - i bambini sono iscritti in altre scuole del circolo, a Santa Lucia o ad Ortola. E Forno risulta sede distaccata». Sede che apre i battenti ogni mattina perché le sono state assegnate 25 ore settimanali di potenziamento, sufficienti però ad accogliere i piccoli solo dalle 8 alle 13. Cinque ore al giorno, il pasto in classe, poi tutti a casa: «Noi abbiamo accettato, ma contiamo che presto l’asilo non risulti più sede distaccata in modo che siano consentite le iscrizioni. Non sono pochi i genitori che vogliono iscrivere i lori figli per l’anno 2019-2020».
Chiara della scuola di Forno si fida così tanto che l’ha scelta per tutti e due i suoi figli: Teresa ieri ha esordito con l’asilo, Andrea con la prima elementare: «Sono nata e cresciuta in paese, quindi ho frequentato la scuola e sono arrivata alle medie preparata, senza problemi di inserimento. Ci sono le pluriclassi, ma i bimbi sono seguiti al meglio, nell’ambito di un progetto innovativo come il senza zaino». Tu vai a scuola e il materiale è tutto lì: si lavora in gruppi e matite, fogli, colla e forbici sono condivise. Comunità anche a scuola. Mensa e cuoca del paese.
Come Chiara, Guglielma Tonarelli la scuola l’ha scelta per tutte e due le figlie, Emma alle elementari, Mia al primo anno di asilo: «Io questa scuola - è una dichiarazione - la amo. Sfido a ritrovare una scuola così, con la nostra cucina, la nostra palestra». Sì perché a fine anni ’90 l’edificio è stato rimesso a norma e gli spazi ora sono tanti. Tanti, anche se solo l’ultimo piano è utilizzato:«La bidella è una e asilo e primaria non possono che stare insieme».
L’amore delle mammE, la cuoca del paese, l’attaccamento di Forno e la volontà di non perdere un piccolo polmone per l’economia locale. Diana Michelucci ha un bar, nel vecchio stabile della Casa socialista, la scuola la aiuta a lavorare: «Se ce la tolgono si muore. Muore tutto il paese». Perché la chiusura dell’asilo Forno teme che sia il primo passo per l’addio alla scuola. Una scuola che fa sentire vivo un intero paese. — CHIARA SILLICANI
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