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la politica 

«Partito immobile»: in tre si dimettono dall’esecutivo Democratici nel caos

Tondani, Gussoni e Marioni aprono la crisi nel Pd di Pontremoli, attaccano il segretario comunale e chiedono un cambio di rotta

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PONTREMOLI

Si spacca il Pd pontremolese: tre componenti della lista Praticamente Democratici, Antonio Tondani, Marco Gussoni e Raffaella Marioni, annunciano, le dimissioni “irrevocabili” dall’esecutivo dell’Unione comunale. Dimissioni mpotovate dalla constatazione di un «immobilismo in esasperante» del partito.

«Quando, al termine del congresso cittadino, abbiamo dovuto pretendere di essere inclusi negli organi politici (cosa non affatto scontata) e abbiamo data la disponibilità a collaborare alla realizzazione della linea politica del Pd di Pontremoli – scrivono i tre – pensavamo di fare politica attiva per la nostra città, di favorire un cambio di passo dopo lo scossone delle elezioni del 2016, di promuovere la riscossa dopo le elezioni nazionali del 4 marzo. Invece si ragiona con vecchie logiche da piccolo orticello, senza voglia né di cambiare né di ripartire».

E ancora: «L’attività dell’esecutivo è ridotta al lumicino così come la relazione con il gruppo consiliare di “Open Pontremoli”, benché il segretario del circolo ne sia capogruppo. Non solo abbiamo sperimentato difficoltà nel coordinare partito e consiglio comunale ma anche difficoltà a gestire la storica sede del palazzo Petrucci a oggi sprovvista della luce e sotto la minaccia di sfratto. Le riunioni dell’esecutivo non vengono convocate con regolarità e se vengono convocate lo si fa l’ultimo giorno utile senza la preventiva condivisione dei documenti sull'attività amministrativa per le conseguenti analisi e valutazioni».

Ma le critiche arrivano anche sulla linea politica: « Essere opposizione – sostengono i dimissionari – non vuol dire bocciare pregiudizialmente le iniziative della amministrazione; vuol dire fare il lavoro di controllo, di proposte di miglioramento dei provvedimenti, di promuovere il dibattito sull’andamento del comune. Non è accettabile che senza alcun coinvolgimento degli organi e degli iscritti, il segretario a pochi mesi dal congresso sottoscriva un documento di sfiducia al segretario provinciale. Queste operazioni di basso cabotaggio non sono capite da elettori e simpatizzanti. Alla domanda su cosa possiamo fare, non abbiamo potuto rispondere che con le nostre dimissioni. Ma sia chiaro: vogliamo continuare a lavorare lealmente nel Pd e dimostrare che si può cambiare marcia». —



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