Il presidio
In palestra o in giro con l’auto di servizio Ecco le contestazioni della Procura
Gli inquirenti hanno quantificato il danno erariale causato da ciascun indagato. Si va dai 100 euro agli oltre 4.000
MASSA
C’è chi il badge proprio non lo strisciava, chi fingeva di farlo: si sfilava dal portafoglio una tessera qualunque e la usava come se fosse stata il suo cartellino. Chi chiedeva ad un collega di timbrare al suo posto. Qualcuno - stando all’accusa - ha utilizzato auto di proprietà della Provincia per scopi personali e si ritrova adesso a dover rispondere non soltanto di truffa e falsa attestazione, ma anche di peculato.
Per un anno e mezzo le telecamere degli inquirenti fotografano i movimenti dei dipendenti di Palazzo ducale e del Genio civile e, verificate timbrature e assenze (a volte qualche minuto), tirano - è proprio il caso di dirlo - le somme. E, in base al totale delle ore non lavorate e alla retribuzione oraria del singolo dipendente indagato, quantificano il danno.
Così Alessandro Puccetti, a cui si contesta di essersi assentato per servire i caffè nel bar di famiglia, secondo gli inquirenti, causa un danno che supera i 4.200 euro. Di importo inferiore (3.600 euro circa) il danno erariale contestato ad Emilio Venturini, accusato di aver lasciato il lavoro per stare dietro il bancone della rivendita di giornali e tabacchi della moglie. Lo avrebbe fatto, sempre stando alle ipotesi accusatorie, evitando di timbrare, simulando la timbratura o autocertificando la sua presenza in ufficio pur trovandosi altrove.
Andrea Giusti è accusato di aver prodotto un danno per circa 2.700 euro: a lui viene contestato anche di essersi assentato dal lavoro, un paio di volte, per fare la spesa e recarsi in palestra.
Chi conduce le indagini stima in 2.600 euro circa il danno che Lara Innocenti procura all’ente: è lei che assentandosi, entra anche in chiesa, alla Misericordia. Ma solo per un minuto.
Calcolato in 2.800 euro il danno erariale causato dal comandante della polizia provinciale Giorgio Ceragioli cui si contesta anche di aver utilizzato la Suzuki di Palazzo ducale per scopi personali. L’ex assessore Loreno Vivoli avrebbe, sostengono i titolari delle indagini, procurato un danno pari a poco più di mille euro.
Ci sono poi le posizioni di chi si sarebbe assentato poche ore danneggiando in maniera esigua le casse dell’ente: a Lucia Bonfigli (per lei è scattato il divieto di dimora a Massa) si contesta un danno di 199 euro pari a 7 ore non lavorate. A Luca Bozzoli (anche per lui divieto di dimora) di 114, a Luigi D’Argliano di 200 euro, a Maria Antonietta Candeloro di 514 euro per un’assenza dal lavoro di 36 ore. A lei si contesta anche di aver chiesto ad un collega, in un paio di casi, di timbrare al suo posto.
La telecamera dei carabinieri è rimasta puntata sopra la macchinetta delle timbrature e sopra il cancello da cui escono le auto di proprietà dell’ente: i profili degli indagati che ne emergono, le contestazioni che ne seguono, sono simili. C’è però una differenza: la frequenza e la durata delle assenze. E per qualcuno c’è anche l’utilizzo delle auto che fa scattare anche, come dicevamo, l’ipotesi di peculato. —
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