«Troppi costi, rincaro al caffè» Aumento del 10% in alcuni bar
A settembre la tazzina al banco sale di dieci centesimi «I costi sono aumentati, a Forte e Parma costa 1 euro e 20»
MASSA
Ci sarà con tutta probabilità una brutta sorpresa al rientro delle vacanze per migliaia di persone massesi consumatori abituali di caffè. Voci sempre più insistenti danno per certo dal primo settembre l’aumento del costo del caffè attualmente fermo a 1 euro da circa 15 anni, confermate da alcuni esercenti che già si sono adeguati alla nuova tariffa portandolo a 1,10 euro.
Non esiste più come una volta un listino prezzi vincolato da Confesercenti e Confcommercio, che stabiliva un range entro il quale fissare le tariffe da applicare alla somministrazione di caffè, e il costo è diventato quindi a discrezione del singolo esercente, che a malincuore si vede costretto a prendere decisioni per far fronte all’aumento dei costi di produzione.
Lino Rossi, nel settore da anni e proprietario delle pasticcerie Rossi in Via Massa Avenza e Via Carducci, nonché del Bar Bocci di Piazza Mercurio, racconta che «a me dispiace tantissimo per la mia clientela, è sempre brutto fare aumenti, ma io sono tra quelli che applicherà nuove tariffe da settembre. Storicamente l’aumento del caffè seguiva quello del giornale. Con l’euro è cambiato tutto e il suo prezzo è stato fissato a 80 centesimi. Dal 2003 è iniziato un adeguamento generale bloccandosi ad 1 euro nel 2006-2007. Un aumento del 10% ancora non va a coprire l’effettivo aumento dei costi per l’esercente (ovviamente parliamo di coloro che vogliono mantenere un servizio di qualità alla clientela), ed è ancora distante dall’aumento a 1,20 euro già applicato a Forte dei Marmi o Parma. Anche altre città vicine come Lucca e La Spezia lo hanno già aumentato e i turisti milanesi e fiorentini che ho incontrato nei miei bar capita si sorprendano alla cassa quando fai pagare loro ancora 1 euro il caffè».
«Inoltre manca una mentalità che valorizzi la qualità del prodotto offerto – aggiunge – in tema di caffè ognuno ha i suoi gusti e cerchiamo di venire incontro ad ogni più variegata richiesta, ma rimane la convinzione che il caffè debba avere un prezzo “comune” da non differenziare, né tantomeno aumentare facilmente come può capitare con uno spritz. Per ora paste e cappuccini rimarranno fermi, nonostante sia aumentato anche il costo del latte. Molti miei colleghi con cui ho parlato hanno detto che seguiranno il mio esempio, il trend è cominciato».
Francesco Bennati, titolare del Bar La Madonnina a Massa e responsabile della Fib – Federazione Italiana Barman, parla in rappresentanza della Fiepet – Federazione italiana Federazione Italiana Esercenti Pubblici e Turistici di cui è presidente provinciale.
«Noi portiamo avanti le istanze dei nostri associati e ci sentiamo di giustificare questo aumento. Tutti gli indicatori economici parlano di evidenti aumenti nei costi che hanno inciso in modo importante sull’attività dell’esercente. Dal 2011 ad oggi è aumentato del 15% in media del costo della materia prima caffè, relativamente poi alla diversità di miscele che possono costare da 6 euro a 35 euro il chilo. L’imposta comunale per la spazzatura è aumentata del 60%, poi ci sono state maggiorazioni anche dell’acqua e della corrente elettrica. Chi è in affitto ha registrato aumenti nel canone e chi ha dipendenti dei giustificati adeguamenti contrattuali. Ricordiamo anche che negli anni gli esercenti hanno anche fatto investimenti sulle macchine per l’erogazione che devono essere ammortizzate e affrontato tutti gli onerosi adeguamenti di legge. Ognuno sceglierà le sue tempistiche, ma penso che la scelta di un aumento di tariffa sia un passo da compiere, seppur indigesto, ma inevitabile». —
DANIELA MARZANO
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