Il Tirreno

il documentario 

Faccia a faccia con il robot e il futuro della scultura

Francesca Vatteroni

Proiettato al Ponte di Ferro “White Cube” dello scultore e regista Wojtek Pustowa L’artista polacco ha girato in città, tra cave e laboratori per quasi cinque anni 

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CARRARA

Carrara aveva bisogno di Wojtek Pustowa, giovane scultore polacco già studente Erasmus nella nostra Accademia, per scoprirsi un cuore a forma di grande cubo bianco, fragile e marmoreo, umano e automatizzato, con alle spalle un passato imponente proprio come le nostre montagne di una volta e davanti, un futuro pieno di sfide che lascia in bocca il sapore amaro della nostalgia. "White cube", il cubo bianco di Wojtek Pustowa è un documentario di 70 minuti girato a Carrara, tra le cave e le montagne, nei laboratori di scultura, negli orti e nella vita quotidiana degli scultori della nostra città, finanziato dallo Stato polacco che ha creduto nel progetto di questo intelligente e sensibile artista, il quale, conosciuta la nostra città, ne è riuscito a cogliere la sofferenza e a capirne la prova a cui è chiamata. Con uno sguardo silenzioso, attraverso lunghe pause e una lentezza che sembra attutire il tonfo dei monti e dei blocchi staccati e sbriciolati e il rumore di scalpelli e smerigliatrici degli scultori.

La protagonista è una Carrara vista e vissuta attraverso gli occhi del giovane scultore Tony Cassanelli e dei suoi due anziani maestri Dante Rossi e Gigi Guadagnucci, custodi dei segreti antichi dell’arte dello scolpire che, confrontandosi con il futuro tecnologico e robotico, riscoprono con stupore lo sconfinare dell’arte anche attraverso i nuovi strumenti forniti dalla tecnologia. Tutt’attorno: i volti stanchi dei cavatori seduti a tavola a mangiare con pasti frugali e due parole scambiate in dialetto e poi le montagne e le pareti di marmo tagliate e il filo diamantato e poi i robot. La robotica è la nuova frontiera? Oppure è il male che distrugge il passato? Una riflessione oggettiva che diventa poesia nel momento in cui, con un linguaggio semplice, racconta quello che c’è nel cuore di Carrara: è questo che hanno visto, proiettato solo per loro, dopo quasi 5 anni di riprese iniziate nel 2014, il folto gruppo di amici invitati al Ponte di Ferro, altro protagonista del documentario. Vale a dire quel laboratorio magico dove, dice il regista, lo scultore trova la piena libertà d’espressione e dove Dante Rossi, cavatore e fabbro insegna i segreti per forgiare e costruire gli attrezzi per scolpire a mano.

L’idea del documentario nasce in Wojtek proprio scolpendo al Ponte di Ferro e il suo progetto iniziale era di commissionare la scultura di un robot scanner laser 3D, con un robot scanner laser 3D: «Una specie di autoritratto-spiega il regista-ma poi ho capito che dovevo spiegare anche il contesto e così ho pensato di girare un film». E nel documentario passano le immagini del robot che crea il robot in marmo e anche di robot che si muovono uno davanti all’altro. «Ma li possiamo comandare?” chiede nel documentario Gigi Guadagnucci, famoso scultore massese oggi scomparso.

Ad aprire il film, una panoramica silenziosa della cave viste da Campocecina, con una nube che piano piano sale a coprire tutto come una coltre, e a conclusione del film, una vecchia immagine in bianco e nero in cui una grandissima parete di montagna piena e possente viene sbriciolata con una mina dai cavatori alzando una nuvola di polvere così fitta da coprire tutto e subito dopo, la voce e il volto della cantante carrarese d'adozione Marina Macron, che intona Amara terra mia. Prossima meta per "White cube" sarà Amsterdam, speriamo, al festival Idfa (International Documentary Filmfestival). —

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