Il Tirreno

«Altro che “ospedaletti”, hanno salvato mia mamma»

Libero Red Dolce
«Altro che “ospedaletti”, hanno salvato mia mamma»

Operazione riuscita su una signora di 81 anni all’ospedale di Pontremoli. Era stata 10 giorni al Noa, con poche speranze. «Grazie tanto a tutta l’equipe»

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AULLA. I lucciconi agli occhi quando l'hanno vista svegliarsi dopo l’intervento. Irrefrenabili. Di nuovo, perché la prima volta alle sorelle Leoni erano venuti quando, dopo la rassegnazione, il team di medici dell’ospedale di Pontremoli aveva che per la loro mamma, Silvia, c’era speranza: «La operiamo». E hanno avuto ragione. Il peggio è passato e la famiglia ha potuto abbracciare la sua combattiva nonna.

Il miracolo, anche se dovrebbe essere parola bandita quando si parla di scienza medica, è delle equipe del dottor Liano Gia e del dottor Marco Mariotti, rispettivamente primari di Chirurgia e Anestesia. La signora Silvia era ricoverata da una decina di giorni al Noa, dov’era arrivata dopo un primo ricovero a Fivizzano passando dal Pronto Soccorso. Le sue condizioni erano difficili, molto difficili.

Al Noa la signora era passata subito in rianimazione e le speranze di recupero sembravano molto scarse. «Lì abbiamo trovato un ambiente di persone squisite a livello umano e che sappiamo essere anche molto professionali. Una grande disponibilità», racconta una delle figlie della signora Silvia, Paola Leoni. «Al decimo giorno però si è deciso di rimandare mia madre a Pontremoli e noi ci stavamo preparando per il peggio. Eravamo rassegnati, la situazione sembrava irreversibile». E così sonoo arrivati al piccolo ospedale della Lunigiana, con il cuore mesto e tutti stretti attorno alla combattiva Silvia.

Qui però la valutazione dei medici è stata differente. La signora è arrivata sabato nuovamente intubata dopo che le erano stati tolti il giorno prima. E inizialmente le condizioni sembravano per l’appunto irrecuperabili anche ai medici di Pontremoli. Poi, dopo un consulto tra i primari, la svolta. L’operazione, per quanto difficile anche in considerazione dell’età, si poteva tentare.

La rassegnazione ha lasciato il posto alla speranza. Cambiano i colori dei muri, cambia l’aria che entra nei polmoni quando è così. Non è ancora fatta, ma la sensazione è diversa. Prima l’ossigeno non filtrava nemmeno, adesso è un grande respiro a trattenere tutto fino a quando qualcuno con la mascherina sul volto non esce dalla sala operatoria per dire: «L’operazione è finita. È andata bene».

E fiuuuu, l’aria esce fuori di colpo. Piano piano la donna, stanca dopo l’intervento e e per la lunga sedazione, riprende lucidità e coscienza. Attorno c’è tutta la famiglia, l’allegria di ritrovarsi quando tutto sembrava perduto.

«Abbiamo fatto una valutazione - spiega il dottor Gia - e abbiamo ritenuto che ci fossero i margini per intervenire. Siamo soddisfatti che sia andata bene». Aveva destato indignazione e anche grande vicinanza il post del nipote di Silvia, Tommaso, dove si critica la decisione di non operare del Noa. Alla fine però le valutazioni fatte al piccolo ospedale di Pontremoli si sono rivelate corrette. «Vogliamo ringraziare le equipe del dottor Gia e del dottor Mariotti - dice Paola a nome della famiglia - e vogliamo dire che questi cosiddetti “ospedaletti”, che spesso si minaccia di chiudere, vanno invece difesi e potenziati. Sono a misura d’uomo e ci sono grandi professionalità». In un paese così frastagliato, pieno di piccole realtà comunali lontane dal centro, difficile dire cose più giuste.
 

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