Il presidio
«Questa amministrazione ha poco grinta verso le forze e la cultura mafiosa»
Il parroco del Duomo don Raffaello Piagentini ha compiuto 80 anni e parla a tutto campo: «Che dolore per i nostri monti Le Apuane sono martirizzate, martoriate: dentro sono come una gruviera, sono destinate a implodere»
COLLOQUIO
Don Raffaello Piagentini non ama parlare di sé, ma chi ha avuto modo di seguire le sue omelie in Duomo o di ascoltarlo nelle occasioni pubbliche in cui è stato invitato a parlare di Carrara, città in cui da oltre 30 anni esercita il sacerdozio al Duomo, conosce bene la sua eloquenza, la sua forza e la sua lucidità. Perché anche se non ama parlare di sé, Don Raffaello ama la nostra città, avendone preso spesso le difese elevando la sua voce più volte contro soprusi e ingiustizie sociali. E il fatto di aver raggiunto in questi giorni il traguardo degli 80 anni, sembra gli abbia dato ancora più forza e vigore. Non vuole parlare di sé quindi ma parla volentieri e con lo slancio che gli è consueto, di Carrara e dei carrarini. Gli chiediamo di parlarci, lui garfagnino di nascita, dei suoi concittadini e della sua città d’adozione. Così ci dipinge in modo schietto e con pennellate decise, un quadro fatto di qualche luce e di molte ombre: «Il carrarino è autentico e sincero, non sta nelle mezze misure-così ci descrive- ho trovato sempre un atteggiamento di coerenza e autenticità in lui accorgendomi di un animo generoso e coerente con le proprie convinzioni: se è sì è sì e se è no è no. Proprio come dice il Vangelo».
Questo aspetto caratteriale del carrarino diventa poi preambolo per un addentrarsi analitico circa la fisionomia economico-sociale di Carrara grazie al quale il parroco parla senza mezze misure e senza risparmiare nessuno, inclusa la nuova amministrazione, di sacrilegio e di massacro.
MONTAGNE MASSACRATE E MARTIRIZZATE. E le sue parole cadono pesanti come macigni di marmo: «Negli ultimi 25 anni è stato estratto dalle nostre piccole montagne, massacrate e martirizzate, più di quanto sia stato estratto in duemila anni di storia precedenti-dice con voce ferma-e assistiamo per giunta a un doppio danno: la grande ricchezza del nostro territorio che rimane in mano a pochi senza che venga lavorato in loco bensì esportato per l’arricchimento di poche persone, lasciando fuori la maggioranza dei cittadini, e dall’altra parte abbiamo il sacrilegio cosmico della devastazione selvaggia delle nostre Apuane. Un albero può ricrescere, così una foresta, ma le cime decapitate dei nostri monti no, perché tra 100 anni o secoli questi monti non esisteranno più. Se andiamo in piazza Farini un tempo non si riusciva a vedere il Sagro, oggi sì perché hanno decapitato le cime dei monti che si erigevano davanti».
E’ inconsolabile Don Raffaello, pensa ai cambiamenti climatici, alle falde freatiche che arrivano dalle piogge e che si formano proprio sui monti, anche sulle nostre Apuane, ormai però deturpate non solo nell’aspetto morfologico ma anche nella loro parte più interna: «Non ci sono solo ferite visibili ma anche invisibili: i nostri monti sono una gruviera destinata a implodere su loro stessi» accusa.
LE APUANE MEGLIO DELLE DOLOMITI. E rimarca la viltà del gesto: «Le nostre Apuane sono un microcosmo, non sono le Ande o l’Himalaya, sono lunghe solo 50 km, è facilissimo distruggerle-confessando poi-io dopo il Vangelo ho due passioni: la poesia e la montagna. Conosco quindi le Dolomiti dove sono stato e dove ho fatto anche ferrate, ma non sono belle come le nostre Apuane perché non hanno davanti a loro l’infinito del mare come invece i nostri monti dove vedo racchiusa la bellezza della poesia».
ALLARME DISOCCUPAZIONE E DENATALITÀ. Da questo duplice danno: sperequazione e distruzione ambientale, discendono poi gli altri malanni della città: «Ho tanti parrocchiani disoccupati, di 50 anni con figli e famiglia e la denatalità poi è paurosa: mentre un tempo si battezzavano a Carrara anche 50 bambini l’anno, qui l’anno scorso ne sono stati battezzati 3» rincara la dose Don Raffaello che desidererebbe una politica della casa più sensibile: «L’amministrazione lo sa che in centro su 5 abitazioni, 3 sono sfitte? Perché non fa una politica per andare incontro alla popolazione?».
Amminitrazione debole verso la cultura mafiosa. Ma il j’accuse dal parroco non si ferma alle Apuane e prosegue coraggiosamente toccando un argomento delicato e strettamente connesso al territorio: la cultura mafiosa. «Le forze mafiose ci sono e bisogna contrastarle e snidarle-incalza- perché sono occulte ma ci sono, nascoste nelle loro torri d’avorio e io devo ammettere che l’amministrazione attuale risulta inetta e impari verso questa realtà: non è collusa ma ne è succube, dovrebbe mostrare più grinta, più forza e non avere paura».
Allarme ludopatia. Ci sono anche altre battaglie che don Raffaello combatte a viso aperto, anche con interventi sul periodico diocesano Vita Apuana e parole dure dal pulpito: la lotta alla diffusione del gioco d’azzardo. «Di recente è stata aperta qua a Carrara una struttura ludica di slot machine da far impallidire Las Vegas, tra l’altro eludendo la normativa che pretende una certa distanza dalle scuole: chi è stato che ha dato il permesso?-domanda severo il parroco-le scuole sono tutte lì intorno». Alla fine Don Raffaello si toglie anche un sassolino dalla scarpa, perché nel suo piccolo, lamenta, mostra una certa disattenzione da parte dell’amministrazione: «Proprio quando la calura si faceva più sentire e nel bel mezzo della stagione turistica-fa presente- hanno pensato di chiudere per pulirla, la fontana del Gigante vicino al Duomo. Ma se parlo in questo modo-ha poi concluso accorato il parroco del Duomo- è perché provo passione per la mia gente, sento la loro sofferenza». —
FRANCESCA VATTERONI
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