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«Le opere sono abusive» Il Parco Apuane ordina a Turba di demolirle
Terzo provvedimento per la Cava Romana dell’ex presidente della Massese. Per il ripristino dei luoghi 90 giorni di tempo
MASSA. Nuovo guaio per Giorgio Turba, titolare della Turba Cava Romana srl e recentissimo ex presidente della Massese Calcio. Dopo lo scontro legale con la professoressa-ambientalista Franca Leverotti, che ha avanzato dubbi sulle autorizzazioni della Cava Romana e sul rispetto delle norme paesaggistiche (che si svolge all’interno del Parco delle Apuane), è proprio il commissario dell’ente Parco, Alberto Putamorsi, che qualche giorno fa ha inviato al noto imprenditore cittadino del marmo un’ordinanza di sospensione e di riduzione in ripristino “in difformità dalla pronuncia di combatibilità ambientale e dal nulla osta del parco”.
In sostanza Turba viene invitato a sospendere le lavorazioni realizzate in difformità (vale a dire abusive), e “si ordina la realizzazione degli interventi di ripristino e sistemazione ambientale”. L’ordinanza del Parco delle Alpi Apuane non è certo cosa nuova: due simili erano state inviate il 3 giugno 2016 e il 31 marzo 2017. Entrambe evidentemente disattese dall’azienda coinvolta, nonostante la concessione di una proroga (fino al mese di luglio 2017) per ricostruire “l’assetto dei luoghi precedente alle opere difformi”. Dunque di provvedimento ne serviva un terzo: Turba ha trenta giorni di tempo per inviare al Parco (tramite l’ufficio Suap del Comune di Massa) il progetto di sistemazione ambientale, e 90 giorni dall’ordinanza (che è stata pubblicata il 7 agosto scorso) per realizzare le opere di sistemazione richieste.
Nello specifico, il commissario del parco ordina la “riduzione in pristino, la risistemazione e l’eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali ed animali”, nonché “la risistemazione ambientale, comprensiva dell’assetto definitivo dellediscariche, ricostruendo l’assetto dei luoghi precedente le opere difformi”.
La Turba Cava Romana può sempre ricorrere contro il provvedimento emesso una settimana fa: “è ammessa la possibilità di ricorrere o per via giurisdizionale al Tar della Regione Toscana o per via straordinaria al Presidente della Repubblica, rispettivamente entro 60 e 120 giorni dalla sua notifica”, si legge sul documento. —
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