Il Tirreno

Baldini, Baggio e il tartufo di Paracucchi Franco Brizzi racconta la sua Carrarese

Alessandra Vivoli
Baldini, Baggio e il tartufo di Paracucchi Franco Brizzi racconta la sua Carrarese

Pioniere del marmo e vicepresidente della società azzurra torna sulla tolda dopo trent’anni: mi ha convinto la serietà di questo gruppo e la voglia di una grande impresa. Il futuro? «Partiamo primi e arriviamo primi, lo dobbiamo ai tifosi» 

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L’INTERVISTA

CARRARA

La Carrarese. Il professor Benito Mannoni. Corrado Orrico. Errico Gemignani. Roberto Baggio. Silvio Baldini e Giovanni Foresta. E ancora il tartufo bianco “rubato” da Paracucchi, la sauna con l’omone di Volpara e i caffè alle sette del mattino allo stadio dei Marmi. Di questo e di molto altro parla Franco Brizzi, imprenditore “pioniere” del marmo e da pochi mesi vicepresidente della Carrarese, in una intervista esclusiva con Il Tirreno.

Lei torna sulla tolda della Carrarese dopo trent’anni. Perché?

È successo per caso. Anche se io la Carrarese ho continuato a seguirla sempre: dall’America, dalla Siberia chiedevo il risultato. Mi ero dedicato al mare, alla barca ma il calcio, la Carrarese ti resta nel sangue. Lo scorso anno sono andato a Brescia, dove era in ritiro la squadra, Silvio lo conoscevo già. La serietà la voglia di fare mi hanno colpito: una squadra operaia, con i piedi buoni di cui ho subito accettato di fare parte.

Conosceva già Silvio Baldini?

Da tanti, tanti anni fa quando era allenatore del Bagnone. Ricordo che il professor Mannoni mi aveva detto: andiamo alla partita e poi si cena dal presidente. Giocavamo sotto il temporale. Io dissi al prof: «Chi è quell’allenatore?» Da allora il nome di Silvio Baldini non me lo sono più scordato.

Cosa l’ha colpita di questa Carrarese?

La dedizione al lavoro e la serietà, il grande senso di responsabilità dei dirigenti, specialmente di Manrico Gemignani. Io ero molto amico del padre, Errico, eravamo vicini di cava. Manrico mi ha colpito anche per la sua competenza nel leggere il calcio. Ricordo quella volta che Baldini chiesi: perché secondo voi la partita è cambiata? È stato Manrico a rispondere: “Perché Bentivegna ha cambiato ruolo”».

Ci racconti il suo amore per la squadra azzurra.

Parte davvero da molto lontano, da bambino seguivo le partite alla Fossa dei leoni. Mi ricordo l’inaugurazione dello stadio dei Marmi, nella Carrarese giocava Quinto Bertoloni, era della Piombara, proprio come me. Ho sempre seguito la squadra, poi con Orrico sono entrato nella società, come presidente ma senza comparire, stavo dietro le quinte e non ho perso una partita. Proprio come ho ricominciato a fare dallo scorso campionato».

Ci parli di Corrado Orrico.

È un inventore. È l’allenatore che ha rivoluzionato il calcio, non credo ci sia molto altro da aggiungere. Questi sono i suoi pregi, insieme a un grande carattere. I difetti? La testardaggine, quando vuol fare una cosa ci arriva fino in fondo.

Con Orrico ha vissuto grandi stagioni della Carrarese, cosa ricorda?

Dopo le partite, in pullman, non si parlava, silenzio assoluto. Il giorno dopo si commentava quanto era successo. E quando eravamo soli, qualche volta, Corrado ha anche fatto autocritica.

Ha mai dato consigli sulla formazione?

Ricordo una volta, ero in sauna con Orrico e gli dissi: “perché non hai fatto giocare Remondina?”. Lui rispose prima scherzando: “Ma chi è, quello biondo?”, e poi più serio: “Franco io non ti insegno a dare i tagli di cava”».

Baldini ha messo la squadra a dieta. Orrico era famoso per le “mangiate”.

Per Orrico, ai tempi della nostra Carrarese, al primo posto c’era la squadra. Quindi, in trasferta prima sistemava i ragazzi, aspettava che facessero la passeggiatina e poi, noi andavamo a pranzo.

Erano famose anche le vostre cene.

Quanti ricordi. Ad esempio da Paracucchi ci divertivamo a rubare pezzi di tartufo, ma poi, lo abbiamo scoperto, ce lo mettevano nel conto e ce lo facevano pagare. Alla fine c’era sempre una sigla: G. C. (grandi clienti).

Dal passato al futuro: dove va questa Carrarese?

L’ho detto pochi giorni fa dopo averla vista giocare a Forte dei marmi. Questa Carrarese va lontano. Quest’anno si parte primi e si arriva primi. Lo dobbiamo ai tifosi che ci stanno sostenendo con un amore e una passione unici. Lo scorso campionato li trovavamo ad aspettare il pullman dopo le trasferte, anche se avevamo perso erano lì, alle due di notte a incitare la squadra. I risultati li dobbiamo alla nostra gente: lo scorso anno abbiamo messo le basi, quest’anno dobbiamo realizzare il sogno di una città intera.

Qual è il valore aggiunto della squadra azzurra?

La forza di volontà e la fermezza di Baldini: con lui non ci sono figli e figliastri, scende in campo chi è in forma.

Ci sarà qualche giocatore che l’ha impressionata in tutti questi anni?

Ce ne sono tanti. Ricordo Roberto Baggio, lo vedemmo nel Vicenza, contro la Carrarese. Sul ponte di Anderlino dissi a Corrado: prendiamolo. E lui: ci ha già pensato la Fiorentina, vale miliardi.

Quest’anno mi ha impressionato Giovanni Foresta per l’impegno e la voglia di fare con cui ha affrontato il campionato anche nei momenti più difficili. La forza della Carrarese sono questi ragazzi. Lo ripeto spesso in questi momenti in cui non si parla d’altro che di mercato e tutti dicono la loro. Io sostengo che non c’è bisogno del regista, c’è bisogno di pedalare».

Ci parli dei suoi caffè mattutini con mister Baldini.

È un appuntamento che abbiamo da sempre. L’inverno ci vediamo in pasticceria, alla San Marco di Avenza. Adesso direttamente allo stadio. Alle 6 e 45 sono già lì, vengo giù dalle cave e se ritardo un po’ Silvio è già li a chiamarmi. Ormai è una consuetudine, un appuntamento immancabile. L’ho detto, la Carrarese ti entra nel sangue. È una passione che condivido con i tifosi, con la città. Noi siamo pronti a fare tanto per la squadra, l’auspicio è che Carrara ci segua proprio come ha fatto fino ad oggi».



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