Anche la Cassazione dice no a Calzetta «Nessun risarcimento per la detenzione»
L’ex ufficiale dei carabinieri, assolto a processo, aveva chiesto duecentomila euro «perché in cella ingiustamente»
MASSA
Anche la Cassazione, dopo la corte di appello di Genova (l’11 settembre del 2017), ha detto no all’ex tenente colonnello dei carabinieri Augusto Calzetta(foto in basso a sinistra): l’ufficiale in pensione dell’Arma, nonostante al processo sullo scandalo delle cremazioni (foto grande, una delle immagini relative all’inchiesta) sia stato assolto con formula piena, non ha diritto ad alcun risarcimento per la detenzione dal 13 agosto al 15 ottobre 2008 (prima in carcere e dopo ai domiciliari), a seguito del blitz della polizia che portò in carcere una decina di persone. I supremi giudici hanno dato ragione ai colleghi del capoluogo ligure rigettando il ricorso presentato dal legale di Calzetta. «La corte distrettuale - scrivono - ha spiegato, con motivazione congrua e coerente, che la condotta ascritta all'istante (lo stesso Calzetta, ndr) è stata ritenuta idonea a ingenerare nel giudice che ha emesso il provvedimento restrittivo della libertà personale il convincimento di un suo coinvolgimento nell'attività criminosa contestata evidenziando, tra l'altro, che il predetto, sia in sede di interrogatorio di garanzia che nel prosieguo delle indagini, ha dato una versione dei fatti smentita dalle fonti probatorie a suo carico. A fronte della ampia ed esaustiva motivazione del provvedimento impugnato, le censure formulate dal ricorrente non risultano idonee a confutare la valutazione della corte di appello». L’ex ufficiale ora deve pagare le spese processuali.
Nonostante l’assoluzione con formula piena (in primo e secondo grado senza ricorrere in cassazione) nel processo che invece ha visto le condanne di Renato Alibani, titolare di Euroservizi, e dei suoi operai, secondo i giudici genovesi (il collegio era composto dal presidente Guido Macchiavello e dai consiglieri Federico Mazza e Nicoletta Cardino) Calzetta nel 2008 era stato giustamente sottoposto a una restrizione della libertà per la condotta che aveva tenuto durante le indagini della procura, coordinate dal sostituto procuratore Federico Manotti(foto in basso a destra). Ma cosa avevano detto i magistrati? «Il compendio indiziario, esposto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è costituito sia dagli esiti di intercettazioni telefoniche e ambientali sia dai comportamenti assunti da Calzetta in fase di indagine. Il ricorrente è protagonista di conversazioni in cui elargisce ad Alibani consigli sul comportamento da tenere e gli suggerisce di eliminare la documentazione relativa agli appalti; inoltre si adopera per contattare militari dell’Arma, al fine di informarsi su quelli che si occupavano dell’indagine e anche sul pubblico ministero titolare della stessa, preoccupandosi anche di porre in buona luce la figura di Alibani. Non è vero che in sede di interrogatorio di garanzia Calzetta abbia chiarito la propria posizione, come allegato in tesi difensiva. Il ricorrente ha respinto l’addebito e ha anche negato di aver consigliato il coìndagato di liberarsi dei documenti (come invece emerge chiaramente dalla conversazione numero 171 deI 10 maggio 2007)». —
D.D.
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