Controlli sul marmo, 300 fascicoli sequestrati a Arpat
Si cercano prove di comportamenti illeciti dei dipendenti Seconda visita in una settimana di carabinieri e costiera
CArRARA
Capitolo secondo per la questione delle indagini ad Arpat da parte della procura. Ieri è stato effettuato da parte della capitaneria di porto di marina di Carrara e dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura una seconda perquisizione presso gli uffici di arpat di massa in via del patriota, su delega del procuratore capo Aldo Giubilaro.
La visita della capitaneria e dei carabinieri è durata tutta la mattina e che ha portato al sequestro di oltre 300 fascicoli riguardanti accertamenti effettuati da Arpat presso attività che lavorano il marmo negli ultimi 5 anni. Come già spiegato nei giorni scorsi, non ci sono ancora persone iscritte al registro degli indagati. Il procuratore Giubilaro, sentito da Il Tirreno dopo la prima perquisizione, aveva parlato della necessità di «entrare in possesso e conoscere alcuni documenti, ma niente di eclatante».
Ora la documentazione è al vaglio degli inquirenti per accertare eventuali illeciti penali da parte del personale Arpat. L'indagine è nata da un esposto nei confronti del personale Arpat che ha denunciato un comportamento scorretto dei dipendenti di Arpat durante le verifiche. Responsabilità eventuali che sono tutte da verificare e che andranno pesate alla luce anche dell’acquisizione delle prove fatte dalla polizia giudiziaria.
Nei giorni scorsi i vertici di Arpat avevano diffuso una nota dove, esprimendo la massima fiducia verso l’operato della procura, si diceva anche « pienamente convinta che l’operato dei propri tecnici sul territorio, compatibilmente le risorse disponibili, continua ad essere svolto con grande serietà ed impegno e, soprattutto, con elevata professionalità, grazie all’esperienza ultraventennale di Arpat e delle sue "persone". Tutte le attività di controllo, inoltre, sono svolte secondo procedure previste da un sistema di gestione per la qualità certificato, col supporto analitico di laboratori di prova accreditati e sulla base di un piano delle attività approvato dalla regione Toscana». —
L.R.D.
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