Il Tirreno

Estraggono il marmo fuori dai confini: stop a tre cave, 70 posti di lavoro a rischio

Luca Barbieri
Estraggono il marmo fuori dai confini: stop a tre cave, 70 posti di lavoro a rischio

Interessate all’ordinanza la numero 64 (La Madonna), la Lorano II e la 95 e la 150 della cooperativa Canalgrande

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Una «settantina» di posti di lavoro a rischio, spalmati in tre cave carraresi per il momento ferme (salvo un caso come raccontiamo nell'articolo a parte), a seguito di tre ordinanze di sospensione dell'attività estrattiva arrivate da piazza Due Giugno.

Sono state notificate venerdì scorso le tre ordinanze di sospensione dell'attività estrattiva ad altrettante cave carraresi; ordinanze emesse dopo il parere arrivato dall'avvocatura regionale (richiesto dal Corpo Forestale dei Carabinieri) «sulla definizione di perimetro autorizzato».

Tre le cave interessate: la numero 64, La Madonna (Cave di Sponda); la Lorano II e due cave (95 e 150) della Cooperativa Canalgrande, ma in questo ultimo caso nel pomeriggio di ieri ci sono stati nuovi sviluppi per una soluzione temporanea.

E così, se per Alessandro Trivelli si tratta di una «grossa grana», sulla falsariga si muovono le dichiarazioni del sindaco Francesco De Pasquale che parla di «grossi risvolti occupazionali» e di «massima preoccupazione».

«Dall'oggi al domani – ha detto il primo cittadino – è arrivata una interpretazione di una norma della legge regionale che il Comune applicava fino ora in modo differente. La rettifica comporta grosse difficoltà per l'occupazione e ci troviamo a gestire una situazione nuova con grossi risvolti occupazionali. C'è massima preoccupazione, ma ci siamo già attivati per trovare una via d'uscita anche con la senatrice Laura Bottici». A spiegare nel dettaglio allora come si è arrivati alle tre ordinanze (più ad altrettanti procedimenti che sono stati avviati) è stato invece l'assessore Trivelli.

«Le ordinanze sono la conseguenza di un parere pervenuto dall'avvocatura regionale su richiesta del Corpo Forestale dei Carabinieri che dava un'interpretazione diversa sulla legge sulle cave in materia di perimetrazione», ha spiegato l'assessore. Un parere arrivato in piazza Due Giugno un paio di settimane fa e su cui hanno lavorato gli uffici comunali. «I procedimenti già avviati dal Comune sono relativi alla difformità rispetto ai progetti di coltivazione presentati dalle cave. Sono procedure aperte da tempo; la problematica è legata al parere perché – ha proseguito Trivelli – per decennale prassi consolidata il Comune ha sempre attuato un'interpretazione». Quest'ultima, sostanzialmente, prevedeva nel caso di estrazione fuori dal piano «una sanzione pecuniaria da 5 a 50 mila euro e l’inibizione all’estrazione limitatamente all’area fuori piano», dettaglia una nota dell'amministrazione che prosegue ripercorrendo l'iter: «solo a seguito della presentazione di controdeduzioni, nelle quali il titolare dell’autorizzazione richiedeva una variante autorizzativa compensativa a volume zero e solo dopo le valutazioni del caso da parte del comune, l’attività poteva eventualmente riprendere». Ma questa volta no, il parere «diverge dalla prassi perché dice che sostanzialmente siamo in un'attività senza titolo, senza autorizzazione; dice che in questo caso si ha una sospensione di tutta l'attività cava e si deve avviare un procedimento per la decadenza dell'autorizzazione», ha fatto notare Trivelli. «Come Comune vogliamo che la normativa venga rispettata; chiaramente il problema per la collettività è importante. Una grana grossa per cui ci siamo attivati con incontri con la Regione per risolvere la questione». Nel pomeriggio di ieri, nel frattempo, c'è stato un primo incontro. 
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino