«Una pineta di alberi abbandonati, gli uffici tecnici non fanno niente»
La letteraEra il dicembre del 2000 quando Antonio Guadagnucci scrisse all’allora presidente della Provincia di Massa Carrara, Franco Gussoni (e per conoscenza la missiva arrivò anche sulla scrivania...
La lettera
Era il dicembre del 2000 quando Antonio Guadagnucci scrisse all’allora presidente della Provincia di Massa Carrara, Franco Gussoni (e per conoscenza la missiva arrivò anche sulla scrivania del sindaco di Massa Roberto Pucci). L’operaio non poteva sapere che quelle righe stavano preannunciando quello che sarebbe accaduto la notte del 31 ottobre del 2010, quella maledetta notte che gli portò via la sua amata moglie Nara Ricci e il piccolo Mattia, il figlioletto di appena due anni.
«Egregio signor presidente - scrive Guadagnucci - ciò che mi spinge a scrivere questa lettera è principalmente la preoccupazione data dalla situazione che si è venuta a creare nella zona montana di Lavacchio, frazione in cui io abito e che è servita dalla strada provinciale denominata via Bergiola nuova. La preoccupazione a cui mi riferisco è data dal fatto che all’altezza della vecchia cisterna dell’acqua, nella zona soprastante questa strada e le case che vi sorgono vicino, esiste una pineta di alberi tanto enormi quanto pericolosamente abbandonati a loro stessi. Nonostante la cosa sia stata più volte segnalata agli uffici competenti (ma quali saranno?) provvedimenti ne sono stati presi molto pochi e insufficienti. Posso citare ad esempio il taglio parziale di alcuni alberi e tronchi pericolanti che mettevano a rischio la linea elettrica Enel; tronchi che però sono stati abbandonati appoggiati ad altri a ridosso della strada citata. A causa anche delle incessanti piogge e degli smottamenti conseguenti, delle ultime settimane, questa disattenzione gravissima ha provocato la pericolosa inclinazione di questi ultimi, e la caduta di diversi pini sulla strada e solo per puro caso non è accaduto nulla. Io ora, come tutte le persone di zona, ci domandiamo fino a quando dovremo sfidare la sorte che per ora ci ha protetti. Non le sarà difficile capire che ciò è da considerare un rischio non solo per le linee elettriche tanto importanti o per la circolazione stradale ma principalmente spero che le stia a cuore l’incolumità delle case e delle persone che ci vivono. La invito pertanto in maniera cortese ma altrettanto decisa a fare in modo che vengano presi il prima possibile i provvedimenti del caso per evitare quello che purtroppo è già accaduto in altre zone colpite da nubifragi o eventi metereologici dannosi che hanno creato non pochi danni e vittime. Ringraziandolo anticipatamente per l’interesse che sono sicuro presterà alla cosa, le invio i miei più cordiali saluti».
La missiva era stata protocollata con il numero 26037. Ed è ancora lì tra gli atti del processo che qualche settimana fa si è concluso con il ribaltamento della sentenza di assoluzione di primo grado. Antonio è convinto che con qualche controllo in più la sua amata Nara e il suo piccolo Mattia sarebbero ancora con lui e la figlia Michela. Quando ne parla i suoi occhi diventano lucidi. La lettera ha voluto pubblicarla sul Tirreno per gridare la sua amarezza. —
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