Il Tirreno

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L’artista Marina Serri in missione in Rwanda

FRANCESCA VATTERONI
L’artista Marina Serri in missione in Rwanda

La pittrice di Marina di Carrara è a cinquanta chilometri a sud della capitale nell’ambito di un progetto della Fondaziona Marcegaglia: insegna disegno

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MARINA DI CARRARA. Adesso è inverno a Rilima, in Rwanda, ma là a 1500 circa di metri di altezza sul livello del mare il clima è secco e temperato. «Il clima è buono ora e la stagione secca, e poi il Rwanda è montuoso, siamo a 1500 metri» racconta Marina Serri, nota pittrice carrarese, partita volontaria il 3 luglio scorso alla volta della scuola cattolica di Rimli, per insegnare disegno e pittura a 78 tra bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 18 anni: gli studenti della primary e secondary della scuola Sant Albert di Rilima, a 50 km a sud della capitale Kigali. Marina Serri ha esposto le sue tele presso le più importanti gallerie d’arte italiane ed europee e ci confessa, al telefono mentre passeggia per la campagna rwandese al tramonto mentre sta tornando al suo alloggio, di aver sempre avuto nel cuore l’Africa: «La luce, l'immensità, gli animali e la sensazione di essere nel continente più antico e che tu ne fai parte, facendoti sentire parte viva di un insieme: per questo mi sono sempre sentita attratta dall’Africa-racconta- ero già stata in Egitto, in Marocco, in Tunisia, in Kenya, in Zimbabwe, in Namibia e in Sudafrica. La prima volta fu 20 anni fa in Sud Africa».

Adesso invece Marina Serri è andata in Rwanda grazie alla Fondazione Marcegaglia che è una fondazione onlus creata dalla nota famiglia di imprenditori italiani e che si occupa di aiutare lo sviluppo di molti paesi africani, presente in Rwanda dal 2013. «Io sono qui perché conosco il segretario generale che è di Carrara e lavora a Milano: la dott.ssa Chiara Alluisini. Per me-continua a raccontare l’artista-si tratta della prima esperienza ed e' la prima volta che una fondazione sponsorizza l’insegnamento di disegno e pittura».

Marina spiega che sono in due a partecipare al progetto, l’altra volontaria si occupa, attraverso il microcredito, dei progetti di aiuto alle famiglie disagiate, ai ragazzi che vogliono studiare e non possono, ai ragazzi che vanno all’università di Kigali e a chi vuole creare una piccola impresa. «Sto anche cercando di trovare fondi per comperare una mucca da latte per l’orfanotrofio di Kigali dove le suore curano 27 bambini sieropositivi - aggiunge Marina che si dice completamente conquistata dalla gentilezza della gente e dalla buona educazione dei ragazzi - a Kigali ci sono molte onlus che operano ed anche molti italiani che ci lavorano. Ho conosciuto anche il nostro console che è di Avellino».

L’artista spiega che materiali, matite, pennarelli, acrilici e pastelli, li ha scelti lei e li ha forniti la fondazione. «Per me è un'esperienza unica-ripete entusiasta- ero già stata in Africa ma insegnare tutti i giorni ed avere un rapporto diretto è diverso. Anche per loro è una gioia e una novità, in effetti stiamo sperimentando insieme per la prima volta: i ragazzi sono molto volenterosi, curiosi e attenti e dicono sempre grazie».

E’ una società agreste quella rwandese, ci descrive Marina e le famiglie vivono di agricoltura, hanno capre e se va bene una mucca e i bambini studiano ma aiutano anche nei campi. Marina Serri ci descrive un paese che ha superato ferite profonde e che comunque oggi ha molta voglia di crescere: «Nel 1994 c'è stato un genocidio qui-ha ricordato- mentre il mondo restava inerte a guardare morire un milione di persone. Ho visitato il Memorial del genocidio a Kigali e sono rimasta scioccata. Oggi Hutu e Tutsi sono fratelli ma non c'è famiglia che non abbia testimonianze agghiaccianti». —

FRANCESCA VATTERONI.

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