Italia
Il riconoscimento alla nuova realtà: il Campionato d’Europa e Nord Africa
IL DECOLLOUna sera, era già notte inoltrata, capitò Gunther Sachs con “motoscafata” di donne al seguito. Mise al lavoro il povero Nostromo Nurchis, richiamato d'urgenza. Voleva qualche taxi per...
IL DECOLLO
Una sera, era già notte inoltrata, capitò Gunther Sachs con “motoscafata” di donne al seguito. Mise al lavoro il povero Nostromo Nurchis, richiamato d'urgenza. Voleva qualche taxi per andare alla Capannina del Forte. Erano gli anni, irripetibili e ruggenti, della costa Apuoversiliese.
Siamo nel '59, il Club Nautico di Marina di Carrara ormai è decollato. la flotta star si arricchì di due barche: una Lippincott, l'Andriola III (4145) armata dal dottor Gualtiero Corsi, e una Etchells: l'Annalia (4162) armata dal Dott. Cesare Frugoli. Diventarono da subito i gioielli della flotta; specie l'Annalia, nelle regate, dimostrava di possedere un “passo” incredibile.
Nello stesso anno fu messo in cantiere l'ampliamento e la ristrutturazione della sede sociale tutt'oggi esistente. Fu completata all'inizio dell'anno successivo. Nel '60, faceva bella mostra di sé un moderno e sontuoso Club fornito di sale lettura e riunioni, ampio bar (la prima gestione fu affidata a Caflisch) e ristorante. Il 1960 fu l'anno delle Olimpiadi a Roma e un socio del Club, Felice Cucurnia (l'altro nostro fratello) venne chiamato a Napoli, sede olimpica per la vela, in qualità di stazzatore ufficiale per la classe Dragoni (vinta poi dal Re di Grecia Costantino II).
All'epoca, fu un bel riconoscimento per un sodalizio, che aveva iniziato da poco la strada nel mondo della vela agonistica. Nel '62 la “vecchia” guardia cedette il passo ad una nuova generazione di staristi, della quale facemmo parte. Sotto la guida del Com.te Pisani cominciammo ad uscire nell'estate di quell'anno con le star, per regate e allenamenti che iniziavano la mattina e, fra lezioni teoriche e pratiche, terminavamo la sera. In pratica avevamo inventato i corsi Olimpia, comparsi e riconosciuti due anni dopo dalla Federazione che da U.s.v.i. divenne F.I.v. Fummo premiati con una targa (che fa ancora bella mostra di sé ad una parete di casa) “Al merito sportivo”, dal signor Mario Frugoli in persona, nel corso di un ricevimento il giorno di S. Giuseppe, patrono di Marina e, per i vecchi marinelli, sentitissimo primo giorno di primavera.
Dal gruppo di quegli allievi non uscì nessun campione degno di nota. Primo perché la star, barca molto tecnica ma altrettanto impegnativa per costi di gestione e macchinosa per trasporti e alaggi, stava per cedere il passo ad altre classi più agili e pratiche (es.: le derive); in secondo luogo perché venne a mancare, causa l'eterogeneità della rosa allievi, quella comunità d'intenti e collettivi interessi, che fanno grande una squadra e che avevano caratterizzato i pionieri del Club. Insomma, non tutti praticavano la vela per sport e divertimento come fine ultimo, ma alcuni la consideravano come mezzo di conoscenze per una carriera extra.Merito del gruppo, se non altro, fu di tenere viva in qualche modo la fiamma per alcune individualità che si espressero in seguito. Primo fra tutti Alberto Manfredini. Ma questo esula dall'arco temporale che ci siamo prefissi nella stesura di queste note, che arrivano fino al 1963, anno della disputa, nelle acque marinelle del Campionato d'Europa e Nord Africa.
L'avvenimento fu una grandiosa festa, a coronamento e chiusura di un periodo denso di eventi sportivi, societari e di sentimenti amichevoli fra soci, il tutto corroborato dallo splendido ed intelligente mecenatismo del sig. Mario Frugoli e non solo (penso anche al dott. Gualtiero Corsi). Semplicemente, forse, era giunta l'ora di voltar pagina.
Soffermiamoci sulla festa. La cerimonia d'apertura ebbe luogo lunedì 22 luglio alle ore 18,30. Gli equipaggi si schierarono ognuno con la divisa del proprio club di appartenenza, e mentre i Presidenti Club Nautico, Mario Frugoli e U.s.v.i., dott. Beppe Croce, assieme al Com.te Dipartimento Alto Tirreno Amm. Di squadra Francesco Baslini, li passavano in rassegna, la banda della marina suonava. Ci fu l'alzabandiera. Ai lati di ogni albero, per paese, c'erano due marinai in divisa che issavano a riva d'albero il vessillo di ciascuna nazione partecipante. Ci fu un cocktail di benvenuto. —
PAOLO CUCURNIA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
