Il Tirreno

lo strazio della compagna 

«Luca, senza di te non sono niente. Io senza di te non ce la faccio»

Alessandra Vivoli
Il dolore della moglie di Luca Savio (nel riquadro)
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Il dolore della moglie di Luca Savio (nel riquadro)

In trecento in corteo per l’addio all’operaio morto. Il feretro portato a spalla, le lacrime degli amici, il cordoglio delle istituzioni

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CARRARA. «Luca, Luca, io senza di te non sono niente. Io senza di te non ce la faccio».

«Sara devi resistere per la tua piccola. Sara, forza, ci vuole più forza a vivere che a morire».

Un abbraccio disperato. Frasi spezzate dalle lacrime. La compagna di Luca Savio, madre della loro bambina di 14 mesi, che si accascia fuori dall’obitorio, sopraffatta dal dolore. Una amica che la abbraccia, non cerca neppure di consolarla. Prova a farle forza davanti a quella bara ricoperta di rose e garofani bianche - portata a spalla - che racchiude il suo uomo. L’uomo con cui sognava una lunga vita insieme.

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Sara, il suo strazio e il dolore di circa trecento persone quelle che hanno accompagnato in corteo, dall’obitorio fino alla piazzetta davanti all’ex ospedale civico, Luca Savio nel suo ultimo viaggio. Nel cortile gremito dell’obitorio c’erano tantissimi lavoratori, c’erano gli amici, le colleghe di mamma Mirka e del fratello Simone (entrambi commessi alla Botteghina della carne di Marina), i rappresentanti del sindacato e delle istituzioni. L’assessore Saccardi, Dalida Angelini segretaria generale della Cgil Toscana, il sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi, il vicesindaco di Massa, Guido Mottini e il sindaco di Carrara, Francesco De Pasquale.

È stato proprio lui, De Pasquale, a intrattenersi a lungo con Marco, il padre di Luca. E a parlare fitto, accovacciato nel cortile gremito dell’obitorio, con la compagna dell’operaio, Sara. A raccogliere la disperazione della giovane donna. E quella di un settore, di una comunità intera che assiste attonita a un altro funerale, a un’altra vittima del marmo. La seconda in due mesi.

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Ed è proprio questo quello che si leggeva ieri, in tanti volti induriti, che già tante altre volte hanno dato l’addio a colleghi di lavoro. Quello che si leggeva era proprio la volontà di dire basta a tutto questo strazio. Di interrompere una sequela di dolore che ancora una volta, sotto la canicola di luglio, ha colpito come un pugno allo stomaco la città di Carrara.Il feretro di Luca ha sfilato giù dall’obitorio: sulle spalle dei colleghi del marmo, prima. Su quelle dei volontari della Pubblica Assistenza, compagni del padre Marco, dopo. Un corteo silenzioso di fronte a una città piena di dolore. Di fronte all’incredulità dei vecchi che si tolgono il cappello davanti al feretro. Proprio come una volta. 

 

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