Il Tirreno

i blitz nelle scuole 

Diabolik condannato a tre anni per furto

Libero Red Dolce
Diabolik condannato a tre anni per furto

Riccardo Vignozzi aveva confessato una parte dei colpi. Assolto per altri tre casi, sconterà la pena nel carcere di Sollicciano

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CARRARA. Diabolik è stato condannato. In aula in tribunale si mette fine alle mirabolanti avventure di Riccardo Vignozzi, 33 anni, l’uomo che era stato accusato di diversi furti commessi cinque anni fa nelle scuole firmandosi, appunto, con il nome del celebre ladro dei fumetti. Per lui, difeso dall’avvocato Enrico Di Martino una condanna a tre anni, ma l’assoluzione piena per i furti in altre tre scuole.

Vignozzi aveva precedenti specifici e non specifici, dunque sia riguardo ad altri furti che a questioni legate al mondo della droga. Ha ricevuto la condanna minima che sconterà nel carcere di Sollicciano, dove si trova da gennaio. Il tribunale di sorveglianza di Firenze nel novembre scorso gli aveva concesso l’affido in una comunità di recupero di Montecatini Terme. Ma da qui lui però si è allontanato per tornare in carcere a Sollicciano, dal padre malato.

Il padre è Roberto Vignozzi, l’ex postino che sta scontando l’ergastolo per avere ucciso a colpi di pistola il maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. Il militare che aveva indagato sui suoi due figli, Riccardo per l’appunto e Alessandro, per vicende legate allo spaccio di stupefacenti. Ora Roberto Vignozzi sta male in carcere e il figlio ha rinunciato all’affido in comunità per aiutarlo, per stare insieme a lui.

Vignozzi figlio, Riccardo, invece a gennaio scorso confessò di avere commesso alcuni dei furti che gli erano imputati. «Ho sbagliato – disse – e ho rubato. Ma non mi ricordo quando e come, ricordo poco di quel periodo perché ero completamente dipendente dalla droga». Ammettendo dunque di essere lui la mano che firmava con quell’evocativo Diabolik i piccoli furtarelli che stavano tartassando tutta una serie di istituti scolastici.

Il ricavato di quei colpi erano scarsi, pochi spiccioli, soltanto quelli delle macchinette delle merendine, che la polizia gli trovò in casa al momento del suo arresto. E non solo quello. La polizia di Carrara, infatti, lo arrestò dopo l’ultimo furto. In quel colpo, prima di allontanarsi con la refurtiva, il giovane aveva lasciato un biglietto in cui, dopo aver chiesto scusa per il disagio creato alla scuola, spiegava il suo gesto con le difficoltà economiche frutto della crisi e si firmava ’Diabolik’. Era stato beccato con i filmati di alcune telecamere e di un’impronta digitale. Nel corso della perquisizione in casa sua, i poliziotti avevano trovato gli abiti usati durante i furti, il passamontagna nero, arnesi da scasso, una buona parte della refurtiva. —

Libero Red Dolce.

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