Il Tirreno

il processo 

Alluvione Aulla, «la diga ebbe un ruolo neutro»

Libero Red Dolce
Alluvione Aulla, «la diga ebbe un ruolo neutro»

Per uno dei testi, un tecnico, l’afflusso d’acqua non ebbe impatto sulla piena Sentito anche un altro teste, udienze ravvicinate per evitare la prescrizione 

3 MINUTI DI LETTURA





AULLA

Seconda tappa del nuovo corso del processo sull’alluvione di Aulla, dopo il cambio di giudice con la dottoressa Valentina Prudente che ha messo in calendario le prossime udienze in modo da concludere in breve tempo. La prescrizione dell’omicidio colposo infatti scadrà nella prima metà dell’anno prossimo. E oggi sono stati ascoltati in aula due testi dell’accusa, rappresentata in aula dal pm Alessandro Rapelli.

Il primo a essere ascoltato è il carabiniere Surace sul giallo del fax inviato (oppure no?) dal sindaco di Pontremoli al Comune di Aulla, in cui si avvertiva del pericolo in arrivo sul Magra. Lui ha confermato che c’è stata la ricezione di un fax con allerta 2 e che è stato diramato al comune di Aulla. Sollecitato dagli avvocati del pool difensivo, il militare ha spiegato che a quanto gli risulta le linee telefoniche funzionassero in città, giacché alcune persone avvisavano telefonicamente in quell’orario.

Alla sbarra ci sono i dirigenti provinciali Giovanni Menna, Gianluca Barbieri, Stefano Michela. A processo anche Lucio Barani, ex sindaco di Aulla , Roberto Simoncini, primo cittadino alla data dell’alluvione, i dirigenti del comune di Aulla Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe, l’ex vicesindaco e assessore comunale aullese Gildo Bertoncini e Giovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla protezione civile.

I testi sono stati ascoltati nuovamente, per confermare le dichiarazioni che avevano già reso in passato. E anche sedovranno solo confermare la deposizione fatta al giudice Sgambati, è vero che le difese potranno fare nuove domande.

Il secondo a essere riascoltato, anche lui confermando la deposizione precedentemente rilasciata, è uno dei tecnici della diga di Teglia. Qui la questione si è fatta tecnica, in particolare il nuovo esame degli avvocati della difesa si è concentrato sul volume d’acqua immesso nel bacino e poi restituito quando si aprirono le paratie superiori della diga, arrivata al limite.

Secondo le indagini quel 25 ottobre il 25 ottobre la diga arrivò al limite della sua capacità di 5 milioni di litri d’acqua. Da quanto evidenziato dalle indagini, fra le 17 e le 17,30, di quel giorno sono state aperte per pochi secondi le quattro paratie dell’impianto.

La questione principale è se la diga abbia giocato o no un ruolo “neutro”. E questo è stato ribadito più volte dal testimone ascoltato. Secondo lui infatti si è lavorato secondo la procedura prevista dalla protezione civile in situazioni del genere e che la presenza della diga non avrebbe modificato nulla, non andando a modificare l’afflusso d’acqua nei torrenti che poi confluivano nel Magra.

Ma le difese hanno insistito su quanto il flusso arrivato dalla di abbia contribuito alla piena del fiume. Sulla presenza di arbusti e fango, che dalla diga, come confermato dal teste, sono finiti nel torrente. E sulla velocità di caduta dell’acqua dall’alto delle paratie fino ai corsi d’acqua. Il pm invece si è limitato a chiedere se con le paratoie aperte è certo che non uscisse più acqua di quella che entrava. Ricevendo un «certo» come risposta.Prossima udienza dunque aggiornata al 16 ottobre. Saranno sentiti gli ultimi testi del pm e uno della parte civile. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web