Il presidio
Bonifiche, in vent’anni nulla di fatto quasi tutto fermo
Massa-Carrara, le procedure completate ferme solo al 5% del Sin. E intanto si continua a morire per inquinamento chimico
MASSA-CARRARA
L’ultimo aggiornamento dello studio epidemiologico nazionale Sentieri, coordinato dall’Istituto superiore di sanità ed ancora in corso di pubblicazione, non lascia spazio a dubbi: a Massa-Carrara sono confermati eccessi di mortalità e di ricoveri ospedalieri per malattie tumorali e non tumorali e segnali di criticità per le malformazioni congenite, spesso riconducibili all’inquinamento chimico residuo del Sin apuano. Nonostante i rischi per la nostra salute, però, confermati nero su bianco dai nuovi dati di Sentieri, i cui risultati complessivi sono stati presentati lo scorso 12 giugno al Ministero dell’Ambiente, la bonifica del Sin di Massa-Carrara, a 20 anni esatti dalla sua istituzione (legge n. 426/1998) ed anche dopo il passaggio di gran parte di esso dalla competenza del ministero dell’Ambiente a quella della Regione, decretato nel 2013, resta quasi del tutto ferma. Lo si evince dal Documento sullo stato di avanzamento delle procedure di bonifica dei Sin italiani, pubblicato dal ministero dell’Ambiente lo scorso 30 giugno. Questo aggiornamento periodico, infatti, conferma che nel nostro Sin, sia per quanto riguarda la bonifica dei terreni che quella della falda sottostante, ancora avvelenati da 50 anni di industria chimica selvaggia, è stato fatto davvero poco.
Per Massa-Carrara, infatti, le informazioni disponibili, datate settembre 2017, dimostrano che su un totale di 116 ettari di Sin il progetto di messa in sicurezza/bonifica dei terreni è stato presentato solo per il 39% delle aree. La percentuale delle procedure approvate è ferma al 25% e quelle completate e validate coprono solo il 5% della superficie totale. Vale a dire che soltanto in circa 6 ettari di Sin sono stati verificati valori di contaminazione inferiori ai limiti.
Gli inquinanti presenti nei suoli sono soprattutto scarti derivanti dalle vecchie lavorazioni eseguite nel polo industriale: metalli, composti organici aromatici, idrocarburi poliaromatici, fitofarmaci, ceneri di pirite (arsenico, piombo, cadmio), scorie di fusione (cromo), diossine e furani. Tali materiali sono stati riscontrati soprattutto all’interno dei siti industriali dismessi (ex Rumianca, ex Italiana Coke, ex Farmoplant), ma sono presenti anche in aree ad uso residenziale, in quanto venivano utilizzati per il riempimento di quote depresse. La stessa Arpat, poi, riferisce che questi veleni sono stati rinvenuti anche in alcuni terreni per i quali risultava già emessa la certificazione di avvenuta bonifica, come ex Dalmine, ex Farmoplant ed ex Italiana Coke, rendendo necessarie ulteriori opere di risanamento ambientale. Se passiamo ad analizzare la situazione della falda, i progetti di bonifica presentati ed approvati si arrestano al 15%, mentre quelli completati e validati arrivano appena al 2% del totale.
I principali inquinanti riscontrati nella falda del Sin sono cancerogeni quali metalli pesanti, idrocarburi poliaromatici, benzene, toluene, etilbenzene, solventi clorurati, pesticidi clorurati e fitofarmaci. Il problema per la salute risulta evidente, poiché l’inquinamento non interessa solo la falda della zona industriale, ma emerge anche nelle acque sotterranee delle aree residenziali.
Dati alla mano secondo alcuni esperti, risulterebbe chiaro il motivo per cui nella provincia di Massa Carrara si sono già ammalate così tante persone a causa dei veleni che hanno contaminato la terra, l’acqua, il mare e l’ambiente in generale. —
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