Il presidio
Stretta sui circoli-ristoranti «Niente di nuovo, giusto così»
Grande tranquillità dei presidenti di Enpas e Arci per la provincia di Massa-Carrara «La sentenza si riferisce a chi aveva fatto il furbo»
carrara
Non mostrano timori a Massa-Carrara i rappresentanti di due delle principali sigle dietro agli 863 circoli culturali, sportivi e ricreativi presenti sul territorio. Anzi, Vittorio Benedetti, presidente provinciale Endas che sul territorio conta una cinquantina di circoli e Matteo Bartolini presidente provinciale Arci che sul territorio conta circa 35 circoli, si dicono d’accordo con l’ordinanza 13 giugno 2018, n. 15475 della Corte di Cassazione - di cui parliamo anche nelle pagine regionali - che ha suscitato tanto clamore e con cui il giudice di legittimità, chiamato a decidere sulla contestazione fatta dall’Agenzia delle Entrate a un contribuente socio di un circolo culturale di Pesaro, ha escluso la qualifica di ente non commerciale affermando che «solo le prestazioni ed i servizi che realizzano le finalità istituzionali… non vadano considerate come compiute nell’esercizio di attività commerciale e, quindi, come non imponibili, mentre ogni altra attività espletata dagli stessi soggetti deve ritenersi rientri nel regime impositivo».
Ordinanza salutata con trionfo dal presidente regionale di Fipe-Confcommercio Toscana Aldo Cursano che ha parlato di una vittoria toscana contro la concorrenza sleale della ristorazione parallela e affermando che era arrivato il momento di dire basta a chi usa escamotage per mascherare il proprio business svuotando di significati istituzionali nobili come le associazioni senza scopo di lucro.
I presidenti delle due associazioni nazionali storiche presenti nella nostra provincia, che, tra l’altro è fanalino di coda in Toscana con 863 circoli culturali, ricreativi e sportivi, dietro e distaccata di parecchio dalle altre province, non si sentono affatto minacciati da questa decisione. «Quanto affermato dalla Corte di Cassazione non dice nulla di nuovo rispetto a quanto previsto dal legislatore- ha esordito Vittorio Benedetti- questo probabilmente era un furbo che faceva attività commerciale e non voleva pagare le tasse previste sui proventi commerciali previsti per i circoli culturali, evadendo l’iva e non dichiarando nessuna attività commerciale. L’ordinanza parla di attività commerciali non dichiarate. Le associazioni storiche come Endas e come l’Arci-ha proseguito- non devono temere questa ordinanza ma semmai devono temere tutte quelle associazioni che spuntano come funghi e che non hanno una storia di 60 anni come noi: siamo noi che abbiamo creato il dopo-lavoro e che abbiamo una storia importante alle spalle». «Quello che dice Vittorio Benedetti è condivisibile-ha confermato anche Matteo Bartolini- le associazioni storiche come Arci ed Endas hanno subito a loro volta la concorrenza sleale di associazioni che facevano molto di imprenditoriale e poco di culturale».
Da valutare poi l’applicazione concreta della sentenza. —
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